Gli slogan della Presidenza del Consiglio? Roba da far ridere i polli
Buone notizie. Alla fine dopo 6 numeri di spasmodica attesa abbiamo trovato il neurotonico che cercavamo su Giudizio Universale, mensile di recensioni diretto da Remo Bassetti. Non è mica normale un’attesa del genere per tovare qualcosa d’iteressante su un giornale. Ad ogni modo, difficile non sottoscrivere il compunto contrappunto [registrazione richiesta] di Stefania Secca all’annuncio pubblicitario della Presidenza del Consiglio sul virus dell’influenza aviaria.
“Ora, di Berlusconi tutto si può dire tranne che non conosca i suoi polli. C’è però da chiedersi se davvero ritenga che la necessità di rassicurare gli italiani sulla qualità della carne di pollo venduta in Italia debba essere messa sul ridere per forza. E’ vero, la frase giocosa, simpatica, baldanzosa - perfettamente sintonizzata sulla cifra che contraddistingue lo stile del nostro capo di governo - è seguita da una specifica: “I polli venduti in Italia sono controllati, sicuri e nutrienti. Non rinunciamoci”. Tuttavia non è sufficiente a far passare la sensazione di essere presi in giro, che possa trattarsi di uno scherzo“.
[...]
“I polli. L’influenza aviaria. Il virus mutante che temiamo possa trasmettersi dai polli, agli uccelli e da questi all’uomo. Le possibili paure. La necessità di non scatenare ansie irragionevoli. L’importanza di non far crollare il nostro mercato. Questi e altri sono i legittimi motivi che possono allarmare e - ragionevolmente -indurre i titolari di dicasteri e di responsabilità di governo a promuovere una campagna di rassicurazione. Sono infatti parte di un problema che va giustamente gestito, anche sotto il profilo comunicativo a regia istituzionale. Ma la campagna dovrebbe rassicurare le persone. Non disorientarle. O, tanto peggio, far ridere. I polli“.
[Giudizio Universale] Immagine: Giudizio Universale
da massimo
Ultimo commento:
di Mizar il 01/1/70
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ottobre 24th, 2005 at 18:28
Il messaggio è rassicurante. Probabilmente a certi personaggi qualsiasi cosa non va bene per principio. Ma la povertà di acume non mostra certo delle alternative, solo sterili critiche, inutili e insignificanti.