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Anatomia di una recensione
Un dubbio nel fine settimana ci ha ridotto in pezzi. Quale stile per la recensione di un ristorante? Quello aulico e a-hem… aggettivante utilizzato da Giacomo A. Dente sul Messaggero per descrivere il Clandestino di Portonovo [Ancona]? O quello spiccio e autoreferenziale abbracciato da Edoardo Raspelli sulla Stampa, per ritrarre Il Liberty di Milano?
Potete leggere le due recensioni qui e qui. Ma per decidere, credeteci, dobbiamo sezionarle.
L’INCIPIT.
[Dente] Scomodando Bennato si accoda al filone usurato dei lamentosi. Il gusto dei ristoratori italiani? Roba da farsi cadere le braccia, signora mia. Al massimo i Cafonal di Dagospia. Attacco generico però – come al solito non si fanno nomi – funzionale a marcare la differenza: Moreno Cedroni invece…
[Raspelli] Qui non si ciurla nel manico. Si spiazza il lettore dicendogli subito ciò-che-più-lo-interessa: “A mezzogiorno potrete avere, a 16 euro, calice di vino, caffè e due portate a vostra scelta”. Conquistati.
IL CUOCO.
[Dente] Inquadra il personaggio in un profluvio di aggettivi. Il creativo [Cedroni] è puro, il mimimalismo è intelligente, eppur romantico. Di nuovo intelligente è il dissacratore [sempre Cedroni], algido il mito dei cappelloni da cuoco. E naturalmente questo cuoco non può che “ridefinire il gusto”. Cos’altro sennò?
[Raspelli] Per omaggiare l’abile staff del ristorante spende un sobrio rigo. Basta. D’accordo, non tutti sono Cedroni, ma scantonando dal solito santino, Raspelli ci regala una boccata d’aria fresca.
LA CUCINA.
[Dente] Inevitabili purtroppo i riferimenti alla “cornice”, anche se dalle sue parole: “pavimento aragosta, ora blu, luce surreale”, più che al Clandestino sembra di stare in una schizzata riedizione del Just Cavalli. A confermarne gli effetti lisergici, la cena si trasforma in VIAGGIO narrato attraverso creative [queste sì] allegorie. L’antipasto si rovescia in bocca come una sorsata di mare. Il gelato di pesce stordisce perchè vuole contraddire le aspettative di un dolce. La St. Jacques flirta in dolcezza con una salsa di mirtillo, che, addirittura, si redime in un gioco speziato di zenzero. Ma Dente è un funambolo con gli aggettivi. E pure con gli avverbi non scherza. Come definireste il semifreddo “ectoplasmatico” se non un colpo di genio? E l’avverbio “civettuolamente”? un autentico capolavoro.
[Raspelli] E’ uno che ha il culto del pragmatismo, riassume l’ambiente come un geometra del comune. Salette qui, soppalco la. Insiste sui prezzi, esprime sintetici giudizi: eccellente, deludente, straordinaria. Poco creativo forse, ma utile. Ripassa le toilette [marchio di fabbrica], plaude le economie di scala: coperto e servizio gratuiti e acqua del rubinetto depurata. Si toglie qualche sassolino facendo nomi e cognomi: il produttore di vino che trascina nel suo ristorante scribacchini pronti all’applauso, le guide che ignorano la giovane e talentuosa ristorazione: “non una riga sulla SGUIDA Michelin, niente sul Gambero Rosso…”. Poi si scopre romantico, e al solito, ricorda che lui, il primo articolo, lo ha scritto per il Corriere della Sera. CLASSE CLASSE CLASSE.
IL FINALE.
[Dente] Prima di chiudere si è giocato il semifreddo ectoplasmatico. I residui lettori temono il peggio. Che puntuale, arriva, protagonista ancora la “meringa sifonata” di Cedroni. Che diventa: “la migliore metafora per ricordare l’effimero del cuocere, insieme al sapore come grande gioco”. Alè!
[Raspelli] Nemmeno la sua è una chiusura indimenticabile. Copiaincollando il menù, però si accomiata lasciandoci con l’acquolina in bocca, e la voglia di provare. Come D’Alema anni fa, Raspelli è per un paese normale.
[Clandestino, Il Liberty, Messaggero, La Stampa]
da massimo
Ultimo commento:
di gianna il 01/1/70
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luglio 4th, 2005 at 16:06
Il Clandestino si trova a Portonovo, in questi giorni il Cedroni è anche oggetto di vicende giudiziarie per via dei locali,impatto ambienttle e tettoie sequestrate…