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Piccolo compendio a Dire Fare Mangiare. Parte prima: i cuochi fuori dalla cucina

Altro che telecamere, i cuochi stanno bene in cucina, date retta a noi. Non tutti naturalmente.

Gianfranco Vissani, il tipo genio e catastrofe, capace di accordare i mistici piatti del suo ristorante con gli strafalcioni televisivi [indimenticabili le uova di lompo, succedaneo del caviale, ribattezzate "la succedana"] può stare davanti a una telecamera o essere esibito alla Città del Gusto. Anzi, con lui il corto cicuito che conduce al capolavoro è sempre in agguato. In questo caso lo spassoso resoconto del diverbio avuto con l’immobiliarista Ricucci a causa di un conto troppo salato [no dico, ma ve lo immaginate un conto troppo salato per Ricucci? No dico, ma ve lo immaginate il dialogo tra i due?].

Fulvio Pierangelini anche. Durante Dire Fare Mangiare, smorzava le pittoresche affabulazioni di Andrea Petrini che lo intervistava, con una condotta impressionante. Un po’ consapevolezza d’artista, un po’ ironia livornese. Sincero o anche no, risultava comunque credibile nell’affermare a voce bassa e per niente increspata, di cucinare solo per se stesso, quasi fosse posseduto dal demone della sua arte [abbiamo detto arte. Non parlavamo di cuochi?].

Per il resto? Poca roba: la faccia obliqua di Ciccio Sultano, quel nome magnifico.

La crescente misura internazionale di alcuni giovani, Carlo Cracco per dire [che tanto viaggia e tanto guadagna. Quanto? Peccato non chiederglielo]. L’estetismo di Davide Scabin, la sua cucina affrontata con la sensibilità di un designer. Per il resto? Un profluvio di sgrammaticate ovvietà miste a fastidiosa spocchia [Iaccarino, Feolde] o spericolati neologismi [Uliassi]. Noi però ci siamo persi la giornata di Mercoledì, quella riservata agli emergenti.

Naturalmente il Gambero Rosso ci ha messo del suo. Nessuna sorpresa. Da tempo ormai la strada intrapresa è quella dell’accompagnamento. Di gran classe, d’accordo, ma sempre accompagnamento. Timorosi di rompere il giocattolo che in larga misura hanno contribuito a creare [la santificazione dei cuochi che torna utile con un giornale da vendere, la televisione, i libri, le guide], non accennano nemmeno al controcanto. Durante “Dfm” non abbiamo rubricato tentativi di andare olte la cortina di ipocrisia che circonda il mondo delle cucine. Peccato, dal Gambero ci aspettiamo più di una semplice presa d’atto, in questa come in altre cose. E sarebbe arrivata l’ora di capirlo.

Ultima cosa: eravamo a Roma, alla Città del Gusto, in compagnia dei cuochi più celebrati d’Italia. Come è possibile che gli incontri fossero semideserti? Come è possibile che l’attenzione dei giornali sia stata tanto tiepida? [pure loro però]. E soprattutto: come è possibile che con una ragguardevole forza d’urto – oltre 100 dipendenti, una città, un giornale, una televisione, i libri, le guide, il Gambero Rosso non si sia cresciuto un tonante ufficio stampa?

[Dire Fare Mangiare, Gambero Rosso]

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ott  05
17
alle 11:52
da massimo

Ultimo commento:

di carlo piasentin il 01/1/70

come dice lorenzo piccione,
ciccio sultano l'insuperabile.
grande davvero!


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2 Commenti to “Piccolo compendio a Dire Fare Mangiare. Parte prima: i cuochi fuori dalla cucina”

  1. alberto cauzzi dice:

    Ciccio Sultano. E’ il cuoco che più si avvicina al mio ideale. Rispettoso della tradizione e degli straordinari prodotti della sua terra. Con la giusta dose di modernità ed una solida tecnica applicata. Non vedo l’ora di tornarci ….

  2. carlo piasentin dice:

    come dice lorenzo piccione,
    ciccio sultano l’insuperabile.
    grande davvero!

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