Dài confessate, avete pure voi i cibi dell’anima, vero? E quelli che consolano?
Di cognome fa Rodotà. E’ stata direttora di Amica. Prima era alla Stampa. Prima all’Espresso. Prima… sì, probabilmente è stata raccomandata… con quel cognome. A proposito, si chiama Maria Laura. Giornalista di Rcs, va bene, ce ne facciamo una ragione, ma anche altro. Maria Laura Rodotà è infatti conduttrice… no, coordinatrice… nemmeno, ecco: moderatrice di forum professionista [leggi: blogger sotto mentite spoglie] . Ora ad esempio, modera, Avanti Pop, forum di Corriere.it. Dove scrivendo di “soul food ["cibo dell’anima, che fa rivivere emozioni, infanzia, terre natie"] e “comfort food” ["cibo che scalda consola e gratifica"] ha incoraggiato la confessione degli italiani, “collettiva campanilista, sincera, calorica”.
“Tortelloni fatti alla romagnola (niente a che vedere coi tortellini emiliani che noi chiamiamo cappelletti)”, agnolotti del plin e col sugo d’arrosto, tortelli di zucca con il ragù. Pasticcio di tagliatelle verdi e bianche passate in forno tipo lasagne". E ancora: "I genovesi pensano al pesto, i romani all’amatriciana. Se si passa alla carne, una minoranza qualificata si orienta su quello che chiama il piatto migliore al mondo», che “l’è la mitiha fiorentina…bbonaaa!". Non mancano i pescisti (parecchi appassionati della non leggerissima pescatrice, anche qui tanti fans dello spaghetto vongola), e poi, tanti, onesti sostenitori della pizza". W le mamme italiane – pasta al pomodoro-lasagne-arrosto con patate, e abbasso gli chef creativi, insomma.
Curiosi come scimmie ci chiedevamo se per i lettori di Peperosso, [inquadrabili crediamo da due angolature: 1) consumatori evoluti rispetto alla media dei forumisti della Rodotà, 2) spocchiosi cibocentrici, convinti che in fondo NON di sole pastasciutte si tratta] … se per voi insomma, che proprio ora state leggendo, esistono cibi dell’anima e cibi consolatori. E va da se’, quali sono.
[Corriere.it] Immagine: Corriere.it
da massimo
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di ugo il 01/1/70
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novembre 24th, 2005 at 22:28
Panino con la mortadella. Fa un po’ Funari, ma da un piacere erotico difficilmente eguagliabile.
novembre 25th, 2005 at 09:23
I gnocchi, possibilmente quelli morbidissimi con poca farina dei ricordi d’ infanzia. Impossibile resistere anche davanti al menù più suntuoso. La polenta al secondo posto, penso per tribalismo veneto.
novembre 25th, 2005 at 10:36
I Cibi dell’anima sono quelli del proprio ricordo, del proprio Id che affonda le radici nell’infanzia.
Cito in velocità
- Riso al latte
- Cervella fritte
- Fegato alla veneziana
Generalmente sono quelli della nonna. Ma la lista potrebbe continuare lunga e gli archivisti la possono trovare in un topic di qualche mese fa su “Il Cuore è una Frattaglia”.
I Cibi Consolatori possono essere diversi, e prestarsi ai diversi momenti in cui fanno supporto o stampella al nostro procedere nella vita come Surfer sulle onde dell’Oceano.
].
Ecco allora, vicinissimi alla memoria:
- La Crème Brulè al Foie Gras e Tartufo di Ivano Mestriner (Dal Vero)
- Il Germano Reale nelle sue declinazioni di Nicola Portinari (La Peca)
- Aimo Moroni…e basta (il suo piatto di solo Olio e Pummarò…)
- Un tributo imperituro a Franco Cazzamali, e a tutto quanto ha voluto dire la sua conoscenza e la sua amicizia…e non solo per me.
- I Millanta piatti di Massimiliano Alajmo (come poter farne selezione, anche minima).
E mi fermo qui, devoto nella memoria alle decine di bravi Chef e delle loro creature al piatto che hanno reso finora felici i miei 48 genetliaci [a proposito, grazie Massimiliano per quell'esclusivo Risotto '48 di quest'estate
Ma vi sono anche i pit stop domestici, quelli fatti in casa, noi che siamo usi menar le mani più di Trapano che di Pignatta.
Magari quelli fatti la domenica, o in qualche ricorrenza; anche per giocare assieme ai figli ed augurare loro un futuro sereno e di felicità e consapevolezza, anche gourmand.
Ecco allora, in anteprima nazionale per Peperosso, Gli Spaghetti alla Sararlo.
- Mondate una Cipolla e la tagliate a rondelle sottilissime.
La lasciate imbiondire a cottura lentissima.
- Salsa di Pomodoro (label prediletta,Mutti)
- Fate un abbondante fifty fifty di Parmesan & Pecorino.
- Alla fine, su ‘a pommmarola in temperatura, un cucchiaino di ketchup
- Servite sul piatto e, oltre al 50/50 anzidetto, ci sbriciolate sopra due tre Fonzie a piatto.
- Un po’ d’Olio di Nocellara, a piacere, per mantecare il tutto.
Immagino che questo momento di intimità familiare sarà travolto da lazzi e risate a tuttapenisola.
Fa niente. I miei pargoli si divertono e, usi a pappar di ketchup e fonzie in ben altri contesti, vedendoseli abbinare a piatto tradizionale, forse, si avvicinano, guidati, ai gusti della nostra storia e non a quelli delle multinazionali.
Così parlò. Sararlo.
novembre 25th, 2005 at 11:28
No, va bene così, direi: se devono essere confessioni che lo siano fino in fondo. Io figurati, deliravo per il latte concentrato o condensato – marchiato Nestlè – tra l’altro. E però, i miei cibi dell’anima, e pure quelli consolatori, non sono cucinati da cuochi. Più dalla nonna direi, la mamma, la zia. Qui, ad esempio, dove si trova il Q.G. di Pepe, una specie di terra di nessuno equidistante dai vincisgrassi maceratesi e dalle lasagne alla bolognese, un mio affine prepara “fischioni al forno” di soave bontà.
novembre 25th, 2005 at 11:31
Cibo dell’anima: Chisolini (o
Chisulen in dialetto piacentino)originali come si fanno a Castell’Arquato e vi prego, non chiamateli Gnocco Fritto, che mi si spezza il cuore.
E poi certe galline quasi centenarie fatte lessare dalla mia nonne per ore e ore nella sua petronilla sotto il lavandino nella sua cucina… se ci penso sento ancora il sapore!
Cibo che gratifica: ogni volta che cucino i miei risotti per i miei amici e leccano pure la pentola tanto sono buoni… una vera soddisfazione.
novembre 25th, 2005 at 11:41
Quando uno come Sararlo dice olio dice “olio di Nocellara” e quasi mi vengono le lacrime agli occhi a sentire finalmente citare un olio per quello è: olio di Nocellara e non il solito noioso povero “olio extravergine” o peggio “olio d’oliva”.
Segno che chi , in cucina, capisce qualcosa sà ben distinguere un olio dall’altro e pratica precise scelte (Ottima scelta in questo caso, …meraviglioso olio da Nocellara). Prendano esempio chef famosi e meno, bloggers, gionalisti etc etc.
Scusate ma io stò combattemdo una piccola battaglia di retroguardia mediatica per la promozione dei grandi oli, che sono tanti e , appena posso, rompo le balle a chi capita.
Bravo Sararlo!
novembre 25th, 2005 at 12:13
Lorenzo, grazie delle Tue parole, mi onorano molto, tuttavia il merito non è mio, ma di chi mi ha fatto conoscere e fideliizato a questo prodotto, parlo di quell’autentico Missionario e Custode della Cucina Italiana, e soprattutto della sua Materia Prima, qual’è Aimo Moroni.
Un Grande Artigiano mai abbastanza ringraziato e valorizzato per questo e, vicino a lui, nell’ombra dell’impegno quotidiano, la sua Nadia.
Obligado. Sararlo.
novembre 25th, 2005 at 13:53
genuinità e qualità degli elementi primari.
Mi ricordo da piccola il pollo arrosto della domenica: gallina ruspante di casa (di quelli che azzannavi e masticavi con energia) e verdure dell’orto… ah, il profumo del pollo che si diffondeva dalla cucina…
Mi ricordo che una volta abbiamo tentato di fare anche l’olio con i frutti dei 5/6 ulivi che avevamo in giardino: è stato meglio desistere!!!
novembre 25th, 2005 at 14:51
Senz’altro la minestra d’orzo che mia madre faceva in una gran pentola di coccio, che solo l’odore metteva appetito.
Poi la pentola s’è rotta e addio minestra.
Sempre della mamma, il cuore trifolato, la cervella, la trippa.
novembre 25th, 2005 at 16:37
Allora… la pasta con i broccoli che mia madre mi prepara ogni settimana, presentandomela come fosse la novità dell’anno.
Poi la parmigiana (con pasta e polpettine, quindi più che altro un timballo) delle mie zie, fave e cicoria (ebbene sì, w le mie origini pugliesi) e poi i fantastici risotti del mio compagno…
Ah… dimenticavo pane e latte!
novembre 25th, 2005 at 16:45
Beh, io ricordo con autentica adorazione la focaccia genovese calda, morbida e sapida al punto giusto, mai unta…perfetta.
Oppure quella al formaggio che facevano a Bogliasco due vecchie bottegaie scomparse da secoli ormai. Profumi e sapori che, nella nebbia del ripido rincoglionimento che m’avviluppa, sembrano assumere forme e colori quasi indipingibili…Appunto
L.
novembre 25th, 2005 at 22:31
In quanto Gumbo Chicken non posso fare a meno di citare il soul food per eccellenza; quello derivato dalla cucina degli schiavi afroamericani che mescolavano gli avanzi della tavola dei padroni, vegetali raccolti in giro, fegato di pollo, trippa, zampini e orecchie di maiale, pesce gatto, opossum, fagioli, patate, riso, pane di mais, perperoncino e ovviamente…gumbo!
In casa mia il mito della cucina della nonna o della mamma non esiste. Mia nonna era una grandissima personaggia, capace di fare un milione di cose; ma non l’ho mai vista cucinare nient’altro che…uova al padellino!
Gli unici “soul food” (nel senso di questo post e dell’articolo della Rodotà) che mi vengono in mente sono: polenta e latte, gnocchi di patate, gianduiotti e bignè alla crema.
Riguardo il “comfort”. Per me il massimo della gratificazione, consolazione e della goduria è assaggiare qualcosa di nuovo, un mix di sapori mai provato prima. Non importa se è il risultato di una mia sperimentazione particoalrmente riuscita, di un/a cuoco/a semisconosicuto/a in un angolo sperduto del mondo, o una creazione di un/a grande chef. L’importante è che sia una novità, e che il sapore mi piaccia.
novembre 28th, 2005 at 09:09
Il mio ricordo più piacevole risale all’epoca in cui il mio babbo mi piazzava a bagnare l’orto ed io mi ero organizzato un pinzimonio mobile con sale e olio ogliastrino che i miei si facevano spedire dalla nonna Sarda.
Credo che la verdure staccata dalla pianta e consumata sia un anticipo di paradiso.
Invece adoro mangiare i must della cucina tradizionale fatta bene, anche da chef definiti innovatori.