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Il Club delle cene estemporanee
Pensate di aver acceso il forno, ma al contrario, avete solo aperto la finestra? In più è Lunedì, e lo sanno anche i bambini che nessuno ama i Lunedì. Allora un gioco innocente può servire. Proviamo: se noi diciamo RISTORANTE STELLATO, voi dite…? In caso la risposta si avvicini a: 1) spese colossali, 2) cucina ipertecnica e in ansia da prestazione, destinata per lo più ad altri cuochi o agli ispettori delle guide, allora siete pronti per IL CLUB DELLE CENE ESTEMPORANEE.
Ideati a New York, Parigi, Londra e – si dice – pure Milano, da circoli ristretti di gourmand [ho scritto gourmand?], i raduni clandestini a cui si accede solo su invito, un fugace sms con sommarie indicazioni dell’ora e del posto, tipo un rave anni 80, sono i più aggiornati tra i riti globali del cibo. Ambientati in luoghi curiosi, un appartamento del 17° secolo a Parigi, una chiesa sconsacrata a Londra, una esposizione di mobili a Milano, sono accumunati da un link: ci vanno solo quelli che sanno. Il che li rende desiderabili più di un tavolo non prenotato al FINGER’S di Milano.
Il cibo può non essere eccezionale – cose semplici e modi spartani di norma – la fatale attrazione sarebbero invece gli sconosciuti commensali. Un manipolo di gente ben coltivata [colta, preparata] che discute dello ying e dello yang tra un salame toscano e un Petrus 75. L’importante non è il mangiare. L’importante è esserci.
AGGIORNAMENTO: Nuova declinazione italiana del CLUB DELLE CENE ESTEMPORANEE, sarebbero gli agriturismi riciclati in fattorie con spaccio annesso. Chi sa dove si trovano, arriva, acquista i prodotti locali, e li cucina come preferisce. Tra i più ricercati la Fattoria della Ripa, sulle colline pesaresi.
[Nipponico.com, Agriturist] Via: The Observer
da massimo
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