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da massimo
Ultimo commento:
di Sararlo il 01/1/70
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febbraio 28th, 2006 at 00:22
C’è sempre tristezza quando una rivista chiude i battenti.
E suoneranno altre campane.
ciao
febbraio 27th, 2006 at 17:33
mangiato troppo??
)
febbraio 27th, 2006 at 17:38
a dire il vero mi dispiace, ritengo fosse una rivista niente male
febbraio 27th, 2006 at 17:54
Raspelli, da tempo, ha esaurito il suo format.
Era chiaro che qui faceva da testimonial ad un investimento altrui.
Pensavo durasse almeno due numeri in più.
Comunque, al di là del peso sempre più relativo che sta assumendo la figura del Raspa, emerge anche un’altra cosa.
Come diceva un mio amico, c’è sempre più gente che scrive rispetto ai potenziali lettori di gastrolandia.
O hai un forte gruppo editoriale dietro, che può accollarsi il peso di un’attività non sempre o non subito in attivo, spalmando il mercato pubblicitario su diverse testate, oppure ti trovi davanti ad un flop annunciato.
“La Cucina Italiana” si conferma un fenomeno a parte.
Anche perchè, dietro, c’è una tradizione di lunga data, con professionalità collaudate e non con generone assortito arruolato a scrivere di penne flambè o con testimonial decaduti del tempo che fu.
Raspelli, evidentemente, pace al palato suo, non è un evergreen come i Rolling Stones, ma, forse, manco come i Dik Dik.
Sararlo.
febbraio 27th, 2006 at 16:53
la William Hill non lo quotava già da un paio di mesi…
marzo 2nd, 2006 at 08:05
Mi piace qui ricordare che Oloap ha avuto due intuizioni invero molto felici e divertenti su Massi.Calandre: Alajmo Genio Espresso (a proposito di un Risotto con il caffè) e, prima ancora, il Mozart dei Fornelli.
Un copyright informale, chapeau.
Per Leo.
Ho avuto anche la fortuna di assiedere alla grande tavola comune che Colombani allestiva nel suo “Sole” a Maleo.
Poco dopo il buon Colombani è passato altrove e credo anche che sul suo locale sia scesa l’esclisse.
Alla Scaletta di Milano.
C’era una signora che per decenni l’aveva gestito, non ricordo più il nome, ma mi aveva colpito una scheda sull’espresso dove si parlava, mi pare, di un Astice alla Kandisnky, se la memoria non mi tradisce. Comunque, una preparazione dell’astice in cui si giocava di blu nell’impattamento generale.
Aihmè, sono arrivato alla tavola della Scaletta la settimana dopo che la signora aveva ceduto il passo e, all’accoglienza, un specie di Don Corleone mi ha accolto servendomi un tris di primi.
E’stata la prima e unica volta nella mia carriera di palato goliarda che mi sono inventato un attorcigliamento improvviso delle parti basse e, precipitatomi in un taxi, ho trovato porto amico dal vecchio Aimo, in Via Montecuccoli (caso raro, aveva, per fortuna un tavolo che gli aveva dato disdetta all’ultimo minuto) e lì abbiam fatto le due di notte sorseggiando un Hine del ‘55.
Che Dio (e la Madunina) ci conservino per sempre Aimo Moroni.
Così parlò. Sararlo.
febbraio 27th, 2006 at 16:52
Ma nessuno dice niente dalla “bella figura” che ha fatto il “garante”?
E poi ci sarebbero tante altre cose istruttive e poco commendevoli da raccontare, che per carità di patria, al momento, preferisco tacere…
febbraio 27th, 2006 at 16:00
febbraio 27th, 2006 at 16:01
era scritto…
marzo 1st, 2006 at 21:55
con le calandre siamo al top dell’ottovolante: miglior ristorante del veneto in una serie per epoca, forse raddoppiata su qualche schermo tivù, poi arrivano le due stelle e tutto diventa immangiabile a iniziare dal risotto al nero di seppia che offre lo spunto per un titolo del tipo “il risotto del pneumatico”, giocando sul colore nero comune alle seppie e alle gomme per auto. io non c’ero, e non posso giudicare i piatti di quel giorno, certo che fu una riunione degli ispettori del veneto dell’espresso e sarebbe simpatico andare a rileggere la scheda fatta l’anno prima, brillava per originalità .
in ogni modo, sulle calandre ha impiegato una vita a capirne la qualità anche il gambero rosso.
marzo 1st, 2006 at 22:48
Spazio AMARCORD
Questi ricordi degli inizi di grandi ristoranti mi hanno fatto venire la voglia di ripescare in cima alla libreria dietro le mie collezioni di Henry Miller, Bataille e naturalmente De Sade, le vecchie guide dell’Espresso.
Le prime che ho sono del 1982 e 1984 – direttore Giorgio Lindo e supervisore il grande F.U. d’Amato – Vissani compare in quella del “84 come chef del “Padrino”, il locale che gestiva il padre e in cui all’interno, in un enclave, il “Marcantonio di un metro e novanta” osava fare un diverso tipo di cucina a prezzi allora esorbitanti (50.000 lirette)…
Per quelli come me che hanno vissuto, pur giovanissimi, quei tempi non dispiace rileggere qua e là commenti su locali che non esistono più: il “giovane” Sararlo ricorderà senz’altro nelle sue zone Lino alla Posta di Solighetto o Villa Mozart di Merano o la Scaletta di Milano, tutti fra 17 e 18/20.
Da parte mia come dimenticare Paracucchi, Solferino o la LOcanda dell’Amorosa ?
marzo 1st, 2006 at 18:14
A questo punto credo che Massimo potrebbe aprire un bel post
“Ras-Pallica”, ovvero antologia tra il serio ed il faceto del Fanta.Gastro.Gabibbo (quello con la barba).
Ognuno può dare il suo contributo meglio che a Vikipedia.
marzo 1st, 2006 at 18:22
lo immagino Leo
cmq, il lato triste della parabola discendente di raspelli è che ha dilapidato lo straordinario vantaggio di essere partito ben prima di altri a fare critica, non tanto per una questione di anagrafe, in fondo ha solo sei anni più di me anche se ora sembrano secoli, ma proprio di inizio lavori in redazione. ha corso da solo e così ha potuto fissarsi un percorso e un regolamento se così si può dire, tanto chi lo poteva contraddire? se le stupidate che lui ha scritto le avesse scritte un giornalista del calcio, avrebbe invece trovato ben altre resistenze
1. a dopo
marzo 1st, 2006 at 18:42
trashpelli si vanta di avere scoperto vissani. a parte che il vero scopritore sulla guida dell’espresso non lo può più smentire perché defunto, quando il nostro scrisse il libro strenna sui 100 migliori ristoranti d’italia, con tanto di avviso in prefazione che i migliori c’erano tutti ma proprio tutti, garantiva raspelli (probabilmente come ha garantito ora i collaboratori di buffet a leggere charbertin), vissani brillava per assenza e federico d’amato sull’espresso lo premiava già con un voto di celestiale importanza che uno nella posizione del nostro non poteva non conoscere. eppure non c’era. lui lo scoprì in seguito, ovvio che uno come un ego come il suo farebbe coincidere anche la scoperta dell’acqua calda con la prima volta che gli è capitato di fare una doccia calda… figuriamoci vissani
il bello e il brutto del giornalismo, comunque, è che esistono le raccolte e i ritagli
marzo 1st, 2006 at 19:38
Anche con le Calandre ha avuto fiuto.
Mi mancano le pezze d’appoggio specifiche, ma, a memoria, quando lui li ha stroncati (mi pare un 13.5), poco dopo Massi.max s’è beccato la seconda stella, ed il seguito, poscia, lo sanno anche i bambini.
marzo 1st, 2006 at 16:57
Paolo mi attizza la tua ultima … di Vissani il Raspelli ne parla sempre un gran benone. Dalle tue parole deduco che …
marzo 1st, 2006 at 17:30
Caro Paolo,
la fretta nello scrivere quelle due righe non ha fatto capire cosa intendevo:
nonostante la mia “boccalonaggine” figurati se pensavo che Raspelli saldava di tasca propria la quenta… mi riferivo alla facciona e al nome e cognome che metteva sotto la recensione sin dai tempi di Gente Viaggi, cosa che quasi nessuno faceva in quel periodo.
Adesso comunque ci hai incuriosito e gradiremmo qualche aneddoto, qui su Pepe3000.
Ciao
Leo
marzo 1st, 2006 at 16:44
per Leo: non vorrei deluderti, ma credevi davvero che uno vada a pranzo per la Stampa, si mangia l’intero menu, compresa la carta di cui è stampato, e non si fa rimborsare dall’editore?
Quello di non rimborsare il pasto era invece quello che accadeva ai collaboratori della guida dell’Espresso da lui diretta, parlo per l’anno della mia collaborazione (mi è bastato vedere chi erano per lui i bravi collaboratori, per togliere il disturbo). allora le schede venivano pagate un tot, tra il ridicolo e il poco, cena, benzina o taxi, eventuale autostrada, tutto a carico del collaboratore
certo che lui ruggiva e tuonava e i vari Leo abboccavano (e scusami Leo, ma come diffido di quelle che sbandierano al mondo la loro verginità così diffido di quelli che ogni due parola una è onesta o redditudine o severità )
e poi ci sarebbe da discutere sul fatto che ce ne capisca, su Vissani ad esempio…
marzo 1st, 2006 at 15:04
“dedicargli un Tapiro … di Cinta, così, tanto per non attapirarlo come un Galliani qualsiasi…”
GRANDE SARARLO
marzo 1st, 2006 at 12:02
accidenti che idea ! Proverò a contattare Staffelli un bel tapirone lo “sgarante” se lo merita !
marzo 1st, 2006 at 12:25
Io credo che, anche per una questione di tatto e di delicatezza nei confronti del personaggio, sarebbe carino dedicargli un Tapiro … di Cinta, così, tanto per non attapirarlo come un Galliani qualsiasi…
marzo 1st, 2006 at 11:29
conosco l’indirizzo, in passato ci sono stato molte volte, e non escludo di andarlo a trovare. Quantomeno per dirgli, de visu, quello che penso del suo atteggiamento..
Se volete posso mettervi in contatto con altri collaboratori che confermeranno l’ineffabile comportamento dello “sgarante” come lo chiama Marchi…
marzo 1st, 2006 at 11:40
…mandagli il Gabibbo, c’est plus facìle, anzi, Staffelli, un Tapiro non si nega a nessuno (e magari se lo magna pure…).
marzo 1st, 2006 at 11:14
… a questo punto, Chambertin, non puoi più tirarti indietro.
Siamo tutti curiosi di sapere “delle incazzature”…che non credo siano circoscritte al solo, piccolo e volgare dettaglio economico…
marzo 1st, 2006 at 11:27
Noi piccoli lettori purtroppo non vediamo niente di tutto ciò che racconta Chambertin e ci piacerebbe saperne di più.
Io, confesso, fino a qualche anno fa vedevo lo sgarante di Bresso (come lo chiama Paolo Marchi)come l’unico critico gastronomico o uno dei pochi che aveva il coraggio di stroncare un locale pagando di tasca propria (in ogni senso)e lo ammiravo per questo; oggi leggendo quanto sopra e pensando che, fra consulenze, programmi Mediaset e libri, il buon Raspa si mantiene bene, forse nei panni dei suoi collaboratori/amici non pagati lo andrei ad aspettare fuori dal suo appartamento di Bresso…
febbraio 28th, 2006 at 18:19
ottime analisi, ma a me, a parte il coinvolgimento personale in questa vicenda (ho pubblicato articoli su tutti e quattro i numeri della rivista) mette tristezza vedere che clamoroso errore, quale autogol, quale ingenuità abbia commesso una persona di grande esperienza (e di indubbia capacità , non dimentichiamolo…) come Raspelli nel lanciare, coinvolgendo degli amici come collaboratori, una rivista priva di basi solide…
Fa sempre malinconia vedere una persona seria toppare così di brutto e non avere almeno il coraggio di ammettere, scusandosi con le persone, i propri errori…
febbraio 28th, 2006 at 18:31
potresti essere un pò più esplicito?
marzo 1st, 2006 at 08:27
Più che una persona seria, il Raspa mi dà l’idea che, come gran parte dell’umanità , deve pagare a fine mese le bollette dell’enel, del gas e di sky.
Poi, ognuno, ovviamente, lo fa a modo suo.
Sararlo.
marzo 1st, 2006 at 08:56
caro Sararlo, anche i collaboratori della rivista avrebbero le loro varie “bollette” da pagare a fine mese e magari potrebbero farlo se venissero pagate loro le collaborazioni alla rivista. Invece, sino ad ora, non solo nemmeno il becco di un quattrino, ma una “latitanza” totale, su questo tema, anzi un fastidio assoluto, come se a chiedere fossero fastidiose mosche da scacciare, sia dell’editore che, soprattutto, del cosiddetto “garante”…
marzo 1st, 2006 at 09:32
Caro Chambertin,
la tua testimonianza è l’ennesima conferma di quella forse dimenticata regoletta della pagliuzza e della trave.
Fa un po’ sorridere (meglio, era inevitabile) che coinvolga un personaggio che ha costruito gran parte della sua fama non tanto sui raffinati percentili gustativi delle sue papille, ma su un dipietrismo antelitteram nello stroncare osti e trattori con una prosa inequivocabilmente d’effetto, anche se Carnacina ne sapeva forse di più in tema di stracotti e di bolliti misti.
marzo 1st, 2006 at 10:25
scusa Chambertin, ho capito bene: il garante rompe le palle al mondo su conti e ricevute, e tu devi ancora essere pagato per il tuo lavoro? non male come correttezza, professionalità e quant’altro, ma che cosa garantiva allora? i lettori, ma voi che avete lavorato per lui? o forse dovevate contribuire a riempire la tavola del buffet a gratis?
marzo 1st, 2006 at 10:33
esatto Paolo, il “garante” non ha garantito e non garantisce in alcun modo quei “pirla” dei collaboratori che per amicizia lo hanno seguito in questa scombiccherata avventura: si é volatilizzato, non si fa sentire. Come fa del resto il suo amico editore, che mi ha insultato non appena ho chiesto i dati per emettere la mia prima fattura e quando ho sollecitato i pagamenti. Che non solo non sono arrivati a me, ma, come mi risulta dai contatti che ho con diversi di loro, agli altri tapini collaboratori…
Per cosa abbiamo lavorato ? Evidentemente il duo pensava che bastasse essere chiamati a partecipare a tanto buffet, anche se poi si é finito con il “mangiare” poco, anzi nulla e a beccarsi delle incazzature niente male…
febbraio 28th, 2006 at 17:46
Sarà solo una coincidenza, perché di stupidate ne aveva fatte già come l’abboccare alla bufala delle michelin che passava a 4 stelle per i supertop, ma la parabola discendente dello sgarante di bresso è iniziata con la stroncatura di Adrià , ma non perché uno debba trovarsi bene per forza, ma perché lo trattò come un interdetto, senza rispetto alcuno, frasi a effetto perché poi tutti parlassero di lui, di raspelli, cosa che gli riuscì alla grande, salvo ritorcersi contro perché non si può prendere per i fondelli in eterno e non pagare mai dazio. quella volta dimostrò di essere dozzinale, privo di un vero progetto goloso e in definitiva completamente fuori dal tempo, un calesse quando le auto avevano già servosterzo e aria condizionata.
febbraio 28th, 2006 at 17:06
Oops ! Buffet non Gourmet sorry !
febbraio 28th, 2006 at 17:06
A proposito di ristoranti : Ha stroncato Ciccio Sultano che io adoro (culinariamente parlando s’intende !) e ha elogiato il liberty di Milano che è un discreto ristorante ma niente più.
)
Conclusione : abbiamo palati molto differenti io e gli inviati di Gourmet
febbraio 28th, 2006 at 17:04
Sì,Alberto.
In molti abbiamo letto Raspelli e, oggettivamente, dei meriti li ha.
Teniamo presente che, in qualsiasi giudizio, al di là del merito oggettivo e relativo (ossia la nostra capacità personale di vedere/valutare un soggetto in un determinato momento storico), Edoardo Raspelli dei meriti li ha avuti.
Era una epoca, quella dei roaring ‘eighties (chiamati anche gli anni dell’edonismo reganiano), in cui, da noi, stava montando il fenomeno Gourmand.
Nel campo della ristorazione erano in molti a gettarvisi a pesce con l’obiettivo di fare pecunia, che notoriamente non olet, al contrario del pesce, sine ulla (o molto poca)professionalità .
Dall’altro versante, quello mediatico, il campo era scoperto, o quasi.
Ecco allora che il Raspelli, giovanotto della cronaca meneghina, è stato promosso a censore di un certo ambiente a penne e lische.
Che certe sue sortite siano servite, non serve solo alla rima ora, ma anche è servito a rimettere in riga, allora, un ambiente in cui
gli specchietti per allodole avrebbero spesso dato energia al bel paese più delle abolite centrali nucleari.
Andava bene, ci stava, laddove altri, leggi Veronelli, tanto per citarne uno, erano perenni cantori di una cultura e civiltà contadina a rischio di estinzione presalè innaffiata di vodka e pennette.
Poi i tempi sono mutati.
La ristorazione, sopratutto quella d’autore, si sta ricomponendo su nuovi equilibri e, nel campo della comunicazione gastromediata, il rimescolamento è ancora in atto, non solo di firme, ma anche di mezzi, in particolar modo in quel vaso comunicante tutt’ora in fieri tra carteceo e informatico.
That’s all.
In tutto questo, forse anche per la mole, il buon Edo è rimasto indietro e, credo, abbia perso pure il tram (che certo non sarebbe stato, comunque, il Buffet d’occasione).
Sararlo.
febbraio 28th, 2006 at 16:55
bah! io ho trovato affidabili e ben fatte sia le recensioni dei ristoranti che le indicazioni relative agli itinerari e ai vini.
E ritengo fossero interessante il taglio “a tutela dei consumatori” di alcuni articoli.
Per una rivista di enogastronomia penso possa bastare per essere definita non male.
de gustibus
febbraio 28th, 2006 at 15:49
mi sembra che, stesso garante, sia comunque durato più di psyco, qualcosa tipo 4 a 1
certo che se buffet era niente male, gambero rosso, omnivore e gourmet cosa sono?
piuttosto, la tradizione italiana meriterebbe migliori avvocati difensori, perché alla fine ridurla a tre vuote T e a un oceano di vanità , si ottiene l’effetto opposto
febbraio 28th, 2006 at 16:32
Rivista niente Male ? Era la fiera delle ovvietà ed un palcoscenico per l’autonicensamento … che tristezza !
Un tempo lo leggevo pure il Raspelli …