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Bar e ristoranti di Torino vincono “l’ascesa libera” dei prezzi

Mentre con la serie Indietro McDonald’s, free Turin, Peperosso oppone al ristorante globale le migliori insegne di Torino, i lettori, specie negli ultimi giorni, si oppongono con circostanziate segnalazioni al caro-Olimpiadi.

Comicia il lettore Giuseppe [link] segnalando la colonna dell’Unità di pochi giorni prima [link]:

“A Torino i commercianti del centro hanno inventato una nuova specialità: «l’ascesa libera dei prezzi». Vi concorrono soprattutto bar, ristoranti e trattorie con impennate di prezzi fino a + 40 %. Per Emilio, titolare di un bar dove non sono stati praticati gli aumenti, «i vigili avrebbero il dovere di intervenire su una situazione che crea grande discredito a tutta la categoria». Di che prezzi stiamo parlando? Cappuccino a 1.50 euro, bicchiere di vino a 2,50 euro, piatto di salumi e formaggi piemontesi a 20 euro, coperto medio nei ristoranti 2.50 euro.”.

Continua la lettrice Gumbo Chiken [link]:

Un’altra chicca della ristorazione olimpica? Hockeyland. In un capanno dove di solito si gioca a tennis, a fianco dello stadio comunale, c’è questa VIP LOUNGE che pubblicizza il suo menù con tanto di errori ortografici tipo: “Risotto Spinacchi”. E sul volantino pubblicitario: “Unlimited beer, House Red and White Wine consumption - choice of two different varieties available, delishous food specialties”. Il tutto per soli 169 Euro (prezzo valido fino al 21 febbraio)”.

Insiste il lettore Mario Garbarino [link]:



Non tornerò a Torino. Non ho ancora digerito lo scontrino di “Grom”, e sarebbe la meglio gelateria? A me pare er furbetto der quartierino. Il troppo stroppia: latte di vacca di razza piemontese d’alpeggio, bio-uova freschissime, acqua San Bernardo. Il risultato è… presente il Real Madrid? Gusto medio, normale. Il locale non ha nulla di artigianale, caratteristico, torinese. E, dice la pubblicità, aprirà pure a New York, è una multinazionale. L’insegna chiarisce tutto. Non guardiamo solo a McDonald’s. Ma, ammetto: come tutti i primi della classe genera antipatia”. (Gelateria Grom [link], ndr).

Replica la lettrice Gumbo Chiken [link]:

Mi hanno detto che molti locali mediocri del centro e delle zone olimpiche hanno aumentato vertiginosamente i prezzi mantenendo la stessa qualità bassa. Ma da “Grom” i prezzi non li hanno aumentati. Da dove venite, che due euro per un gelato buono e abbondante, in pieno centro (dietro l’angolo c’è un bar dove sederti a bere un’acqua tonica ti costa 6 euro) vi sembra uno sproposito? La prossima volta andate subito in altre gelaterie - in piazzetta Emanuele Filiberto ce n’è una che fa gelati altrettanto buoni e costa meno“. (Gelateria Mondello [link], ndr).

Vittima anche tu di olimpici soprusi? Dillo a Peperosso, invia una mail a cosevostre@peperosso.info.
PS: A proposito di Grom: e se il tam-tam mediatico (Slow Food in testa) avesse prodotto sfrenate aspettative? E se quel gelato non ne fosse all’altezza? E se, di conseguenza, il prezzo fosse esagerato?

[Peperosso, L'Unità.it, Grom.it, Promocard.it] Immagini: Un tocco di zenzero [link]

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feb  06
20
alle 01:35
da massimo

Ultimo commento:

di Gumbo Chicken il 01/1/70

I vecchi negozi -a quanto ne so- erano molto semplici, spesso giallini, bianchini, grigini e non ...


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10 Commenti to “Bar e ristoranti di Torino vincono “l’ascesa libera” dei prezzi”

  1. gumbo chicken dice:

    Dato che sull’altro post era OT, e comunque non ho ancora ricevuto risposta, riprendo qui la cosa:

    Secondo me nel caso di Mario Garbarino c’è anche qualche problema di aspettative errate.
    Se uno cerca un posto storico, “torinese”, d’atmosfera…forse dovrebbe andare da Fiorio, non capisco perchè abbia scelto Grom.

    Grom è una gelateria nuova, dall’aspetto volutamente “nuovo” e con evidente occhio di riguardo alle strategie di marketing (almeno credo). Dei vantaggi ci sono…penso siano gli unici che se telefoni ti portano il gelato a casa in tutta Torino.

    E che c’è di male se aprono anche a New York? Spesso in USA il gelato fa schifo, non vedo perchè non portare un gelato buono che pubblicizza anche prodotti particolari di qui.

    Scusa Mario G. ma questa mi incuriosisce proprio: “gli avventori (di Grom) sono gli stessi che vedi negli aeroporti”?!?!
    Che aspetto hanno gli avventori da aeroporto? E quelli che pensavi di trovare nella gelaterie di Torino, invece, che aspetto dovrebbero avere? :D

    Io sono andata la prima volta da Grom quando ho letto 2 righe - credo sulla Stampa - di una gelateria aperta pochi giorni prima che usava ingredienti “speciali”. E da allora ogni tanto ci vado; non sono consapevole del tam-tam mediatico che ci sta intorno. Quindi forse non ho neanche aspettative spropositate…

    p.s. grazie per la precisazione sul nome della gelateria Mondello (io non me lo ricordavo)!

  2. gumbo chicken dice:

    Tra l’altro…rivedendo l’insegna…non è poi così lontana da molte insegne classiche di negozi, latterie, cremerie, librerie di Torino. Con le lettere “incollate” sulla parete.
    Magari una volta erano in bakelite, or in plastica ma non capisco perchè Sempre Garbarino le definisce “global”.

    Bene ora taccio per un po’ e a ttendo qualche risposta! ;-)

  3. mario g. dice:

    Ciao, sappiamo che la casa riflette i gusti, la cultura e le abitudini di chi la abita. Ecco, conoscendo la passione che anima Grom, non si capisce perché abbia allestito dei locali che, tutto evocano tranne la cultura. Da lontano sembra un market di pesci surgelati, da vicino una pizzeria d’asporto. Questo non è “nuovo”. Perché rompere con l’odiata tradizione se non si hanno idee innovative?
    Eppoi c’è moderno e Moderno. Se si vuol far strada ci si deve affidare alla cultura: Benetton si affidò a Carlo Scarpa, e così fanno gli imprenditori ‘illuminati’,da Prada in giù. Per non parlare di Olivetti e dei grandi designer che ‘confezionarono’ la sua macchina per scrivere, divenuta simbolo dell’italian style.’. Grom certamente avrà successo in Usa, a Londra e in Cina, ma i suoi locali non evocheranno il ‘tradizionale’ buon gusto degli italiani. Un’occasine sprecata, secondo me. ciao, M.

  4. Gumbo Chicken dice:

    Ammetto che l’aspetto dell’interno del locale me lo ricordavo più “nuovo” di come è. In realtà ha più un aspetto da vecchio negozio. Sebbene non corrisponda al mio ideale di gusto non mi sembra così inappropriato a come viene proposto il prodotto.

    In ogni caso, non mi hai risposto alla domanda su quale sia il pubblico da aeroporto… :-))

  5. mario g. dice:

    Ciao Gumbo, citavo quei demografi e urbanisti che assegnano alle città europee il nuovo ruolo di ‘grandi accampamenti’ di migranti, un rimescolio continuo.
    Oggi quasi tutte le vetrine appaiono standardizzate: senza storia né identità, né valore culturale. Forse le vetrine di H&M o Zara hanno un qualche valore estetico? A Torino, tranne i musei, gli antiquari, le pasticcerie, le librerie (ne vidi una bellissima vicino a Grom, che esponeva anche dipinti, forse la D. Alighieri?)e qualche artigiano (ricordo i vasi in cartapesta del Lab. Zanzara in via palazzo di città e una bottega di fiori di seta dipinti a mano, più belli di quelli veri, ndr) tutto il resto è noia: Adidas, Hagen Daz, Cavalli, C. Klein, Vuitton, Fnac, Wind, Diesel, Tim, Vodaphone, YSL, Timberland, Mac Donald’s…
    Ecco, La gelateria artigianale Grom-Il gelato come una volta, secondo me, suo malgrado, s’inscrive in questa galleria di celebrità. Anche l’aver cancellato il nome proprio di persona lo rende anonimo, apolide. In Usa Grom è un’azienda di Videogiochi. Vuoi mettere invece l’allure di Giovanbattista Grom, o Gianfrancesco Grom o Arcangelo Grom-Il gelato come una volta? Sbaglierò, ma la vedo così,
    Ciao, m.

  6. gumbo chicken dice:

    Capisco. Sicuramente molto spesso i commercianti mancano di creatività e coraggio; resta il fatto che di persone che acquistano cappelli, artigianato, stoffe di qualità, stampe e fiori di seta ce ne saranno circa un centesimo di quelle interessate a Zara o Foot Locker o Vodafone (ad essere ottimisti). Temo che un negozio necessiti anche di una certa quantità di potenziali clienti.

    Il nome…non so…Fiorio si chiama Fiorio. Mondello si chiama Mondello. Silvano, solo Silvano. Forse semplicemente non ti suona bene quel cognome in particolare…

    p.s. Comunque non è una marca di videogame, ma soltanto un personaggio di un gioco dallo stesso titolo ambientato nella II guerra mondiale: il Colonnello Grom, un soldato polacco sfuggito alla prigionia che ora lotta contro i nazisti.

    Bè dai, almeno ha una missione importante!! :-)

  7. mario g. dice:

    Ciao Gumbo, non apprezzo che si faccia passare Grom come sinonimo di Cultura, diversità, superiorità morale come lascia trasparire Petrini nei sermoni. Proprio Grom mostra una rara cecità estetica e dunque culturale: l’incoerenza tra l’eccelso gelato (?) e la risibile qualità del locale in cui viene offerto. Bicerin e gli altri trasmettono qualità, cultura, rispetto del territorio. Invece i vari Grom rifiutano la bellezza. Con un poster di Maratona, la musica a palla, il frigo della cocacola, sarebbero una qualunque pizzeria.
    Ne deduco che il miliadario signor Grom, ha la cultura di uno studente dell’alberghiero: non conosce, non sa guardare, non ama né la storia di Torino, né ha rispetto per i suoi bellissimi palazzi, che gli appariranno un po’ vecchi e tutti uguali.
    E’ un ‘fondamentalista’ circa gli ingredienti e la qualità del gelato, ma fuori dal suo orto è noioso e ignorante. Come quegli imprenditori, tanto bravi nel proprio campo, quanto gretti e tonti nel resto.

    (…)p.s. Comunque non è una marca di videogame, ma soltanto un personaggio di un gioco dallo stesso titolo ambientato nella II guerra mondiale: il Colonnello Grom, un soldato polacco sfuggito alla prigionia che ora lotta contro i nazisti.

    Bè dai, almeno ha una missione importante!! :-)
    27.02.06 @ 01:02
    ”(…)

    E’ il tono che fa la musica. Ovvio che GROM, andrebbe benissimo ma in un contesto così squallido non fa che peggiorare la situazione. E’ come Gulp, Gomp, Splash, Patapum, Blob, Sgrosh, Trash…
    Il colonnello polacco antinazista Grom e la sua ‘mission’ sarebbe un’ottima idea, come con Elvis o il Che: da indicare con cimeli e ritratti, finalmente i locali avrebbero una fisionomia, un’eccellente identità culturale, e storica e culturale.Dopo la pasta del Capitano, la crema del Colonnello. Ma poi importante per chi? Per tutti?…O solo per la parte sana, colta, sempre dalla parte giusta, che si crede migliore, più sensibile e intelligente? Ciao, m.

  8. gumbo chicken dice:

    Rispondo anche a CACAO F: non capisco se lo fa apposta o è proprio tonto.
    Paragona i locali storici di Torino ai locali nuovi; per forza sono diversi!
    Hai mai notato che a Roma dopo il Colosseo hanno costruito altri edifici, in stili sempre differenti?
    Una gelateria aperta da pochi anni fa non potrà MAI essere uguale a Baratti & Milano o il Bicerin, o Fiorio.
    Bellissimi, ma se uno deve aprire un locale nuovo come fa?
    Fa un locale finto vecchio? Come Venezia a Las Vegas!?
    o tutto il mondo si dovrebbe immobilizzare in un momento a caso nella storia a tua scelta?

    Tra l’altro a soldi mi sa che sta meglio l’agrigelateria San Pé, dato che a quanto ne so appartiene a una famiglia di nobili - cosa che a me sembra sinceramente irrilevante, se il gelato è buono. Contro di loro non ti scagli? O basta non mettere un poster della maratona (la curva?) per farti stare tranquillo?

  9. mario g. dice:

    Mah, a Torino, per es. opera il grande Ugo Nespolo, con i suoi puzzle, i suoi allegri colori. Avrebbe trasformato quel buco pitturato di giallino nel più bel locale di Torino, se non d’Italia. Oggi invece siamo alle sinistre, cadaveriche coppette color viola….
    A Genova per es. opera Lele Luzzati, a Milano non parliamone, gli artisti non mancano. Come vedi è proprio la mentalita’ del signor Grom: aprire negozi identici, tanto il consumator bendato…Ti annuncio già fin d’ora che il nuovo locale Grom di Pza della Scala, sarà pitturato di giallino, oppure, ancora peggio, di grigio.
    Però, anche su questo piano considero più friendly Starbucks e più accogliente Mac Donald’s….ciao, m.

  10. Gumbo Chicken dice:

    I vecchi negozi -a quanto ne so- erano molto semplici, spesso giallini, bianchini, grigini e non con gli allegri colori di Ugo Nespolo; che con il “gelato come una volta” c’entra più o meno come un poster di Taxi Driver.

    Vabbè, non sopporti qualunque cosa che evochi anche vagamente l’idea di una catena.
    La prossima volta vai al PARADICE in via Roma, che ha dei neon molto colorati ma (fortunatamente) non si è moltiplicato!

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