Attenzione! Tra qualche giorno l'url di PepeRosso diventerà www.peperosso.info
Clicca qui per aggiungere il nuovo indirizzo ai tuoi preferiti ed essere sicuro di trovarci!!
Ma è vero che a noi ci ha salvati il metanolo?
Belli i blog, attivano la discussione! O il confronto. O il battibecco. Cose che a occhio, non mancavano su Peperosso, niente di specifico sul vino, però. E chi sarebbero i “rivali”? Due dei nostri esperti: Fiorenzo Sartore e Franco Ziliani. Rivali per convinzione o per esigenze di copione? Decidete voi seguendo Il Rosso e il Nero, nuova serie riservata ai wine-lovers. Settimana scorsa si parlava di DOC [link], tema del n.2 è il metanolo. Ha davvero salvato la vita al vino italiano?
| IL ROSSO |
Vent’anni fa avevo ventidue anni, ero un pigro studente della facoltà di giurisprudenza. In famiglia il vino significava papà con la sua bottega, e suo fratello con l’altra osteria; tempi strani, tempi da bottiglioni da due litri, quasi esclusivamente. Qualcuno se li ricorda i bottiglioni da due litri? Poi c’era la dura concorrenza, scendevano dal Piemonte i camioncini targati AL carichi di damigiane (”damigianisti”, si chiamavano). Ricordo i commenti preoccupati di papà e zio: “sai, Tizio Caio arriva giù a 500 lire il litro” — discutevano a denti stretti, nel loro incomprensibile dialetto piemontese. E poi, fu il metanolo. Poi si scoprì che i prezzi bassi, anzi no bassissimi, si potevano ottenere: bastava truccare le carte. Bastava avvelenare la gente. E le colpe, ah, le colpe. Di chi sono state le colpe? Per esempio, dei prezzi bassi: tu prova a chiedere un prezzo basso, anzi bassissimo: vedrai che prima o poi lo trovi, il commerciante che ti propone il prodotto a quel prezzo. Prova a far finta di niente, prova a pensare che sia normale una bottiglia di vino su uno scaffale a due euro, no, settanta centesimi. Il vino è buono solo se caro? “Hell, yeah” direbbero gli americani. Oh, si, certo che si. Puoi scommetterci. Quanto alla crisi, questa è strutturale; io credo che la crisi del vino sia crisi dei consumi in genere, dovuta alla congiuntura degli ultimi anni. I prezzi alti c’entrano assai poco, siccome legioni di produttori che si ostinano a mantenere prezzi stellari vuotano regolarmente le cantine (oppure fingono di non avere prodotto disponibile, fate voi). Dopo il metanolo fu rinascimento, si, lo fu. Anche perché molti capirono che a 70 centesimi la bottiglia, c’è il trucco. Naturalmente c’è chi si ostina a non capire, neppure oggi. E fa finta che sia normale quel prezzo grottesco su quello scaffale, salvo fare “oh” quando la GdF entra nella cantina blasonata, e mette i sigilli. No, non ho nostalgia dell’anno 1986.
| E IL NERO |
Il vino italiano salvato dal metanolo? Certo, è innegabile, come ha fatto notare Davide Perillo in un articolo pubblicato sul Magazine del Corriere della Sera, che dal 1986, annus horribilis dello scandalo del metanolo, ad oggi nel mondo del vino tutto è cambiato. E’ vero che “il valore dell’export è balzato da 800 a 2800 milioni di euro” e che paradossalmente lo scandalo (19 morti e altrettanti avvelenamenti) “è stato l’inizio di una resurrezione: quella che ha portato il vino a diventare una locomotiva del Made in Italy”. Ma siamo certi che accanto alla ripresa, gli ultimi vent’anni non abbiano portato un sacco di equivoci, responsabili in gran parte della crisi di oggi? Non è forse vero che la spirale di crescita dei prezzi, e l’aperto spregio al rapporto prezzo qualità, recuperato per disperazione solo negli ultimi tempi, è una diretta conseguenza delle false parole d’ordine “il vino è buono solo se è caro”, lanciate, ad arte, subito dopo lo scandalo del metanolo? E’ verissimo che dal 1986 a oggi tutto è cambiato nel mondo del vino, ma non sempre in meglio. Se per risorgere e diventare locomotiva del made in Italy siamo dovuti passare attraverso vini e cantine griffati, il vino come status symbol, l’interventismo in vigna e in cantina, il potere degli enologi consulenti, lo strapotere delle guide, l’internazionalizzazione beota di tanti nostri vini simbolo, beh, allora vuol dire che la resurrezione l’abbiamo pagata cara. E che un pizzico di arcadica nostalgia per l’Italia del vino pre metanolo, ingenua ma autentica, fatta di tanti vini passanti, ma sinceri, è comprensibile anche provarlo.
Visualizza / Lascia un commento







febbraio 23rd, 2006 at 10:40
non c’entra niente con il metanolo, scusate.
e’ per massimo: “peperosso”, si scarica a fatica con firefox, anzi il più delle volte non si scarica bene.
io tornerò a explorer (mannaggia ai figli che ce l’hanno con bill, a me invece è proprio simpatico…), ma forse succede così anche ad altri.
febbraio 23rd, 2006 at 10:57
Grazie Patrizia.