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Massimiliano Alajmo, le Calandre e le porcellane
Non so perché ma Alajmo Massimiliano non è fra i cappelli che sceglierei per le nozze di mia figlia. Colpa dei molti euro necessari per sedersi ai tavoli de “le Calandre” ?
Possibile, visto che non sono fra i paperoni che riuscirebbero a tener botta al conto per un affollato banchetto firmato Alajmo.
Colpa dell’esplosivo e sfolgorante successo con tanto di ascesa nell’olimpo dei superstellati?
Per niente, visto che non essere invidioso del successo e dei denari altrui è sempre stato un mio difetto.
Potrà , allora, dipendere dal fatto che come tutti gli appassionati di cucina, e che di cucina scrivono, penso che la troppa perfezione sia un difetto?
Probabile, resta il fatto che leggere del grande chef trasformato in disegnatore della Rosenthal mi ha ulteriormente convinto che se dovessi ritornare nel suo locale non sarà per scelta di piacere.
Sarà che, una volta in cima, sia anche giusto approfittare del “carpe diem” offerto dal panorama ma che il grande chef si metta pure a disegnare piatti e piattini, mi convince poco.
Specie se è “per voler dare l’idea del percorso armonico tra forma e contenuto, dove ingredienti e contenitori potessero fondersi un un’unica entità ” ( virgolettato dello stesso Alajmo). “L’abbiamo chiamata “In.gredienti” dal latino,
(coninua l’intervistato rivirgolettaro dentro alle virgolette per indicare il nome delle nuova collezione Rosenthal ) per sottolineare l’idea di entrare e avanzare dentro la materia”.
” La nostra cucina inizia dall’introspezione nel cuore della materia. Ecco il motivo per cui abbiamo privilegiato la qualità degli ingredienti intesi come prodotti e produttori. Le stoviglie rientrano in questo percorso. La porcellana è una materia nobile come il riso e la pasta”.
Ancora meno convinto anzi, per niente convinto e magari anche poco sensibile alle “raffinatezze” della moda. Pazienza, la perfezione non è di questa terra.
da Strami
Ultimo commento:
di il 01/1/70
Enzo Ferrari diceva anche:
"Ci sono due modi classici di morire: di fame e d...
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luglio 19th, 2007 at 10:42
Credo che in un grande ristorante anche la forma abbia la sua importanza. Qui non parliamo di Peppino er Cozzaro ma di un famoso tristellato. Il contenuto del piatto rimane ovviamente la cosa più importante ma a questi livelli anche il contenitore, la fruibilità dell’alimento o il tipo di servizio diventano importantissimi. Ad esempio da Alajmo, la tartare di manzo (”Il giardinaggio”) non sarebbe ugualmente piacevole se non venisse mangiata con le mani e non altrettanto fruibile se non presentato con quel particolare piatto. Lo stesso esempio si può fare per moltissimi altre portate, la scelta di una stoviglia rispetto ad un’altra può determinare variazioni di temperature, effetti visivi diversi..ecc…
Quindi, a mio avviso, soprattutto a questi livelli di spesa, ben vengano la cura di questi particolari e il tentativo di migliorarsi.
D’altra parte Alajmo non è l’unico, per esempio anche Pierangelini da anni si disegna le stoviglie
luglio 18th, 2007 at 15:01
Che dire, chi raggiunge determinati livelli ormai non può far altro che “diversificare” la produzione…
paragone ardito ma permettetemelo: quando Aldo Fabrizi incontrò Carlo Verdone ad un festival di cinema, additandolo con severità gli disse:
Mia Sorella deve fa da magnà . E basta!
(per chi non lo sapesse la sorella era la Sora Lella, e di mestiere faceva la Cuoca)
luglio 18th, 2007 at 15:11
Mi hai evocato una serie infinta di scene di Fabrizi e della Sora Lella che mi hanno fatto quasi commuovere Francesco.
luglio 19th, 2007 at 11:30
Non sono d’accordo.
Capisco il tuo ragionamento “sulla tartara” e in parte lo condivido ma onestamente credo che sia molto molto più importante la sostanza che la forma.
Basta con questa storia di “anche l’occhio vuole la sua parte”.
La verità è che viviamo in un epoca “di forma” percui il bello è più importante del buono.
luglio 19th, 2007 at 14:07
Non ho mai scritto che la forma è più importante della sostanza, anzi ho scritto proprio il contrario!
Ho solo affermato che ad alti livelli di ristorazione(e di spesa) è giusto dare importanza anche alla forma e non solo per appagare l’occhio, anche per una serie di motivi che prima ho accennato(fruibilità , temperature ecc..)
Se poi una portata non è buona non si inizia neanche a discutere del resto
luglio 20th, 2007 at 21:51
Caro Strami
come diceva enzo ferrari gli italiani premiano tutto tranne il successo.
Anzichè essere orgoglioso che un’azienda leader mondiale della porcellana incarichi un nostro chef italiano per la prima volta nella sua storia al posto di uno d’oltralpe, lei se ne stupisce, anzi si infastidisce.
Ma lei l’ha vista la linea dei piatti? pare di no visto che ha messo nel suo
sito una foto di 100 fa…
Ma chi più di uno chef ha l’occhio per una stoviglia, lei forse?
Si vergogni, impari a lavorare e non a criticare chi invece lo fa da tempo.
Un’ammiratrice
luglio 21st, 2007 at 07:58
Cara Un’ammiratrice
Enzo Ferrari diceva anche:
“Ci sono due modi classici di morire: di fame e di indigestione”
Ergo, una volta superata la fame perchè tentare le indigestioni …a base di porcellana. Sul vergognarmi posso accontentarLa e lo farò in ogni caso, penso che tutti abbiano almeno un motivo per farlo.
Andare a imparare a lavorare? Lo faccio ogni giorno ma temo che finirò per dire che di fronte ai limiti della scienza, la mia ignoranza resterà sempre infinta ( ispirata da Galileo ). Nel ringraziarLa per avermi seguito fin qui , se mi è permesso, un invito: continui a farlo. Un saluto.