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Je suis allé au marché du poisson…

…et j’ai acheté du poisson pour toi, mon amour, avrebbe detto Prevert presentandosi con un branzino, o che so io, con un fragolino stretto tra le mani. E allora quel matrimonio di gusto – di quelli officiati da Chiara, per intenderci – si sarebbe potuto pure fare.
Invece, il buon Jacques preferì andare in cerca di uccelli, fiori e catene, e una scappata al mercato ittico di Civitavecchia non ha mai trovato modo di farla.
Un gran peccato, considerando che quello civitasvetulino è uno dei mercati più variopinti e forniti del Lazio, specialmente per il pesce. Capita così di passare mattinate intere a cullarsi tra casse di paranza e spigole rilucenti, mazzumaja per la “minestra finta” e palamite, alla ricerca del pescato che più fresco non ve n’è. Certo, a volte capita che qualche pescatore distratto esponga “pesci che lasciino aa sindone”, come ti confessa uno un po’ più poeta – e realista – degli altri.
Ma la qualità è eccelsa, e i ristoratori capitolini – così come chi l’arte di ricercare la qualità la insegna – lo sanno bene.
Se poi vi trovate in città al tramonto, potreste aspettare i pescherecci di ritorno… Ma questa è un’altra storia.
da Fabrizio Gabrielli
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