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Slow Food

C’è pane e pane: il Pane di Lentini

Si fa presto a dire pane.
L’Alimento per eccellenza, pretesto per l’esplosione di sommosse popolari, indiscusso protagonista di ogni rincaro che si rispetti.
Ma, soprattutto, strumento di rivendicazione d’appartenenza. Feticcio di tipicità. Arma bianca per combattere l’omologazione.
A Lentini e Carlentini, due comuni del siracusano, il pane lo fanno d’indiscussa bontà. E da oggi, il Pane di Lentini è uno dei pochissimi in Italia – assieme al tirolese Ur-Paarl di segale, al pane tradizionale di Altamura, al nero di Castelvetrano ed al pane di Matera – ad entrare a far parte del progetto slowfoodiano dei Presìdi.

Ma cos’ha di così particolare? E poi, cosa ne fa un Presidio?

L’iter che ha seguito il Pane di Lentini per diventare Presidio è semplice.
Punto primo: impiego di ingredienti (semola di grano duro autoctona, lievito madre naturale, sale marino ed acqua) selezionatissimi.
Poi, cottura rigorosamente da compiersi in forni di pietra refrattaria a fuoco diretto, bruciando solo legna naturale.
Infine, l’affinamento di tecniche produttive e l’assestamento su un livello standard, il cosiddetto disciplinare, deciso di comune accordo tra i panificatori artigianali che aderiranno al progetto, e consultabile qua.

Il progetto è sostenuto dal Comune di Lentini ma anche, in misura più rilevante, dall’Assessorato regionale all’agricoltura, attualmente impegnato in un programma di valorizzazione delle varietà cerealicole siciliane.
Una nota di colore: il referente interno all’Assessorato per il progetto del Presidio è, pensate un po’, il dr. Gianfranco Pane.
Quando si dice, nomen omen.

Il sito ufficiale del Pane di Lentini

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set  08
30
alle 09:00
da Fabrizio Gabrielli


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