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Dreolino, profumi e sapori senza enciclopedia
Avete idea di quanti siano i profumi che un bravo winewriter riesce a tirar fuori da un bicchiere di vino e quali no ?
Sono talmente tanti e tali che bene ha fatto chi si è preso la briga di radunarli addirittura in famiglie. Ovvero raggruppando il finocchio o la tremetina, per esempio, fra gli aromatici-balsamici. Iris, biancospino, tiglio e altri, invece, nella famiglia dei floreali. E dopo i fiori, i futtati : albicocca, ananas, banana, ciliegia prugna e ancora quelli della frutta secca e confettura: fico secco, mandorla, nocciola, noce, cocco, prugna secca, uva sultanina, confettura, frutta cotta…
E fin qui non siamo neanche a mezza strada, visto che poi c’è la famiglia dei vegetali e degli erbacei con erba, felce, fieno tagliato, limoncello, foglia di pomodoro, salvia, foglie morte, mallo di noce e via via per passare all’altro gruppo definito minerale. Profumi riconducibili al territorio di provenienza del vino, al suolo e alle specificità dei vitigni presenti.
C’è poi la famiglia degli speziati: anice, cannella, chiodo di garofano, liquirizia, noce moscata, zenzero, pepe, vaniglia, zafferano…
Al gruppo empireumatico- tostato, dal greco empyreuma, empyreumatos, carbone ricoperto di cenere per accendere il fuoco, appartengono gli odori chimici solitamente legati all’affinamento in legno… affumicato, bruciato, cotto e poi cacao, caffè, orzo tostato, cioccolato, caramello, mandorla tostata, goudron (catrame), pietra focaia…
Arrivano poi i sentori animali, e qui, oltre alla pelliccia, cuoio, carne e carne selvaggina si comprendono anche l’odore dei cesti per la selvaggina e non si risparmia nemmeno la pipì di gatto.
I sentori della legnosa invece sono quelli di quercia, acacia, scatola di sigari o tutti gli odori provenienti dal legno in cui il vino è stato conservato.
Infine, la famiglia detta dell’ampio, dove dal burro alla farina, dal sidro alla celluloide metteteci quasi tutto vi passa per la testa non dimenticando gli eterei: profumi che derivano dalle fermentazioni e dalle alterazioni delle fermentazioni stesse.
Ecco quanto un bravo winewriter, dovrebbe riuscire a includere, o escludere, mettendo il naso sopra un bicchiere di chianti come il Dreolino e definirlo, come è stato fatto, tostato e intenso.
Due soli vocaboli dopo una tiritera come quella che avete letto sui sentori e sui profumi? Ebbene sì.
Ma, in questo caso, e qui del winewriter faccio mia la presunzione, credo che Raffaello Tanini, la moglie Gina e i figli Luca e Sabrina avrebbero ben donde nel guardarvi con occhi pieni di interrogativi e non pensare, forse sconsolati, a quanto fanno per fare i loro chianti Dreolino perchè poi finiscano sul bicchiere nasovivisezionista del “bravo” winemaker.
Credo che le loro scelte siano altre e che la loro voglia di fare un buon chianti docg Rùfina, e quello che fanno lo è, sia la loro intezione più genuina. Anche dovendo, più per forza di gioco che slealtà , annuire davanti al ” bravo ” winewriter.
D’altra parte, perchè non dovrebbero farlo e rimanere fuori dallo starwinesystem che ha coniato, al 50% latino e 50% anglofono, parole come supertuscany o il franzoso e intraducibile terroir ?
Perchè dovrebbero accontentarsi solo di farvi sapere che, per capire il loro vino, la cosa migliore è quella di andarli a trovare nella loro cantina, lasciando a casa le dotte enciclopedie ?
E perchè, invece di andare fieri solo di aver lavorato passo dopo passo dal 1936, dovrebbero tirare in ballo aristocratiche pretese con tanto di puzzoni “sentori” sotto il naso.
Perchè penso che la famiglia Tanini sappia che quelli che contano davvero, più di quelli dei winewriters, sono i nasi e i palati che non hanno paura di dire solo che il profumo è buono, il sapore anche e, le pappardelle al ragù di lepre, come quelle con le quali ci sta il loro chianti, è uno degli sposalizi più felici.
In attesa che le loro riserve diventino ancora più riserve e siano pronte per carni più decise; magari come quelle di cinghiale arrichito di spezie.
Unico difetto dunque, dover attendere che il tempo passi e l’affinamento in bottiglia segua il suo corso. A quel punto, se non sentirete proprio tutti i profumi e i sentori enciclopedici, non preoccupatevi.
Quelli più veri dei vitigni sangiovese e colorino, dosati con arte, saranno certamente presenti. Più di come è possibile immaginarli o leggendo lunghe tiritere che spesso allontanano dal piacere di bere, davvero, un buon vino!
da Strami
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