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Il farro, proprietà e ricette di un cereale (ri)scoperto

Diamo il benvenuto a Marianna che inizia a scrivere per i lettori di Peperosso con un originale percorso per rispolverare le vostre nozioni in materia di farro.
La resa non è mai stata il punto di forza del farro. E’ per questo che, nel corso della sua millenaria storia, è stato via via dismesso nel tempo, come coltivazione, a favore di altri cereali con una resa migliore, quali orzo e grano.
Grazie alle sue proprietà benefiche e al suo magnifico sapore, però, il farro è stato recentemente riscoperto, diventando così protagonista di una trionfale rentrée nel mondo della cucina e della gastronomia.
In realtà , sulle montagne della provincia dell’Aquila, capoluogo dell’Abruzzo nonché mia città natale (ordine d’importanza a piacere
), la coltivazione del farro non è mai stata completamente abbandonata.
Nella zona del paese di Montereale, in particolare, il farro viene seminato ed utilizzato da sempre, coltivato con metodi che, sebbene forse non certificati, sono di certo molto più naturali di certe colture dette “bio” tanto per dire, ed è protagonista di molti piatti sia invernali che estivi, come zuppe, insalate, contorni, perfino, sotto forma di farina, gustosi dolcetti e biscotti da latte.
Non che i contadini di Montereale conoscano o abbiano mai conosciuto a menadito le tabelle nutrizionali indicanti che il farro contiene percentuali altissime di magnesio, provitamina A, fibre che non affaticano l’intestino, che è privo di crusca e quindi digeribilissimo, che sazia velocemente, non provoca gonfiori e non dà pesantezza; però, pur privi di informazioni scientifiche sul loro cereale preferito, hanno sempre, storicamente, continuato ad utilizzarlo. E non se ne pentono certo ora, in un momento di riscoperta della tradizione come l’attuale.
Se vi siete incuriositi su questo cereale, da brava abruzzese vi suggerisco qualche idea per gustarlo al meglio.
- Potreste trattare il farro come il riso e farlo con lo zafferano (per inciso, altro prodotto tipico della provincia dell’Aquila)
- Potreste lessare il farro in pochissima acqua e aggiungerlo a zucchine e carote fatte a bastoncini e cotte con olio, un dito d’acqua e cipolla
- Potreste condirlo come fosse pasta con un sughetto leggero di pomodori freschi e melanzane a dadini
- Potreste farci un’insalata di farro con pomodorini, peperone verde, cipolla e cetriolo affettati fini, sbizzarrendovi con un olio della costa abruzzese e tante erbe aromatiche.
Tante cose potreste farci, anche semplicemente acquistarne un pacchetto e sbrigliare la fantasia. Ricordate che le varietà più pregiate sono quella abruzzese, quella della Garfagnana (Toscana) che ha ottenuto anche l’IGP, quella del Molise, quella di Acquapendente (Lazio), quella molisana e quella di Monteleone (Umbria).
Io ho scelto di parlare in particolare del farro abruzzese perché è quello che conosco meglio e che ho avuto più spesso occasione di gustare, oltre ad essere in generale meno conosciuto, nel resto d’Italia, rispetto agli altri.
Chiudiamo con qualche curiosità .
Il nome latino del farro è Triticum Dicoccum.
Se ne trova menzione nella Bibbia, libro di Ezechiele, ma prima ancora in alcuni reperti archeologici rinvenuti in Turchia e risalenti al 12000 A.C.
I primi a riscoprire il farro sono stati i centri di dimagrimento, che lo proponevano – e continuano a proporlo – ai pazienti come alternativa più leggera, salutare e nutriente rispetto al riso.
Il farro costituiva la base dell’alimentazione degli antichi Romani.
Spero di avervi invogliati abbastanza da indurvi a imitare le gesta dei nostri progenitori, magari non nel senso di partire con le legioni alla conquista della Gallia, ma inserendo questo cereale nella vostra dieta quotidiana, soprattutto ora che è estate ed una fresca insalatona di farro, al posto della solita insalata di riso, può aiutare a risolvere facilmente un pranzo senza rischiare di cadere nella banalità .
da eugenio orsi
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