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le freak c'est chic

Il ristorante no-food, l’evoluzione del porta-party

A King Island in Tasmania, cioé dall’altra parte del mondo, ci sono tramonti mozzafiato e masnade di pinguini nei periodi di accoppiamento.
Ma di ristoranti in riva al mare, nisba.
Almeno fin quando Caroline Kininmonth non ha avuto un’idea brillante. Restaurare un vecchio rimessaggio. Dipingere le pareti di giallo. Appendere qualche foto alle mura.
Poi ci ha preso gusto.
Perché non un farne un ristorante-non-ristorante?
E’ così che nasce il nuovo modello di ristorazione BYOF, Bring Your Own Food, cioé Portati Il Tuo Cibo. L’evoluzione glamour e stylish del porta-party.

Come funziona? Semplice.
Arrivi con la tua spesa. Con il pescato acquistato dieci minuti prima dai pescherecci appena rientrati. Con le verdure del tuo orto. Con qualche uovo di pinguino. Con una manciata di amici ed altrettante idee per la serata.
Ti metti ai fornelli, cucini, servi.
Mangi bevi ridi. Ti diverti, passi una serata a contemplare il tramonto.
Poi ti avvii verso l’uscita e depositi un obolo nella “papera dell’onestà”, un salvadanaio a forma di papera.

Insomma, non c’è il conto.
Di fatto, non c’è chi cucina. Non c’è chi serve.
Non c’è il ristorante.
C’è piuttosto un modello che nell’italico stivale era assai diffuso qualche lustro addietro, vale a dire le serate trascorse nelle osterie a bere Lambrusco, mangiare patate novelle alla brace portate da casa, in un sacchetto, e guardare la tv, l’unica del paese.
Ci voleva Caroline Kininmonth per portarla agli antipodi.
In Australia. A King Island. Dove ci sono tramonti mozzafiato, masnade di pinguini e, da oggi, un porta-party ogni giorno.

[Intervista a Caroline Kininmonth, via abc.net.au]

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set  08
3
alle 09:00
da Fabrizio Gabrielli


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