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Posso parlarti dell’Haggis?

Simone è reduce da un soggiorno prolungato in Scozia.
Nella terra di Wallace e Burns ha studiato e danzato leggiadro, assaporato whiskey e trangugiato haggis.
Quando lo racconta in giro, che lui ha mangiato l’haggis, dapprima curiosi lo implorano di raccontargli di cosa si tratta.
Dopo dieci secondi lo interrompono schifati.
Bleah, dicono.
Bleah?, chiede lui.
Per questo Simone mi chiede, posso raccontarti di quando ho assaggiato l’haggis?
Simone lo sa. Io, bleah, non lo dico mai.
Si, occhei, ma cos’è questo haggis?
Frattaglie, né più né meno. Per l’esattezza, fegato polmoni e cuore di agnello. Più avena, cipolla, grasso di rognone sale e spezie, mescolate tra loro ed amalgamate con un brodo al quale viene aggiunto un “dram”, una stilla di whisky.
Imbudellato nello stomaco dell’agnello (per metà , che poi l’impasto cresce) lo si fa cuocere in acqua calda per tre ore.
Poi lo si serve con neeps and tatties, ovvero un puré di patate ed uno di rape.
Alex Kapranos, scozzese leader dei Franz Ferdinand autore di un bel libro per gourmet di cui ho parlato qua, lo definisce “il capoclan di tutti gli sformati di carne, malignato con immeritata onta. In un’epoca in cui le salsicce sono diventate un cibo da gourmet e in cui la filosofia gastronomica raccomanda di mangiare tutto (il famoso quinto quarto, NdR), l’haggis merita un posto più illustre nei nostri canoni culinari”.
Lo si mangia soprattutto in occasione delle Burns Suppers, cene che si svolgono intorno al 25 gennaio – data di nascita dell’autore di Auld Lang Syne – e delle quali l’haggis è protagonista supremo.
Tanto da tributargli un panegirico, “Address to a Haggis“, che il mastro di cerimonia decanterà mentre con perizia inciderà il budello avendo cura che il ripieno non schizzi sugli invitati.
Gira voce che si possa accompagnare, oltre che con whiskeys torbati, anche con una Barbera, o con una birra bella speziata. Secondo me – e Simone concorda – una Thomas Hardy’s Ale non sarebbe male.
Poi mi confida d’aver assaggiato anche l’haggis vegetariano di MacSween.
Bleah, dico io.
Ma tu non eri quello che bleah non lo diceva mai?, mi chiede lui.
Ecco, insomma.
Quasi mai.
[Foto Flickr]
Per saperne di più:
Le Burns Suppers dal sito della BBC
Auld Lang Syne intonato al Parlamento Scozzese
Address to the Haggis in un’interpretazione da Oscar (vedi al minuto 2:08)
da Fabrizio Gabrielli
Ultimo commento:
di Simone il 01/1/70
Fair fa' your honest, so...
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ottobre 28th, 2008 at 11:11
Per i curiosi, ecco il testo del famoso “Address To A Haggis” di Burns:
Fair fa’ your honest, sonsie face,
Great chieftain o’ the puddin-race!
Aboon them a’ ye tak your place,
Painch, tripe, or thairm:
Weel are ye wordy o’ a grace
As lang’s my arm.
The groaning trencher there ye fill,
Your hurdies like a distant hill,
Your pin wad help to mend a mill
In time o’ need,
While thro’ your pores the dews distil
Like amber bead.
His knife see rustic Labour dight,
An’ cut you up wi’ ready sleight,
Trenching your gushing entrails bright,
Like ony ditch;
And then, O what a glorious sight,
Warm-reekin, rich!
Then, horn for horn,
they stretch an’ strive:
Deil tak the hindmost! on they drive,
Till a’ their weel-swall’d kytes belyve,
Are bent lyke drums;
Then auld Guidman, maist like to rive,
“Bethankit!” ‘hums.
Is there that owre his French ragout
Or olio that wad staw a sow,
Or fricassee wad mak her spew
Wi’ perfect sconner,
Looks down wi’ sneering, scornfu’ view
On sic a dinner?
Poor devil! see him ower his trash,
As feckless as a wither’d rash,
His spindle shank, a guid whip-lash,
His nieve a nit;
Thro’ bloody flood or field to dash,
O how unfit!
But mark the Rustic, haggis fed,
The trembling earth resounds his tread.
Clap in his walie nieve a blade,
He’ll mak it whissle;
An’ legs an’ arms, an’ heads will sned,
Like taps o’ thrissle.
Ye Pow’rs wha mak mankind your care,
And dish them out their bill o’ fare,
Auld Scotland wants nae skinking ware
That jaups in luggies;
But, if ye wish her gratefu’ prayer,
Gie her a haggis!
Confesso di aver avuto bisogno di lezioni avanzate di scozzese per poterla declamare in maniera appropriata…
E, tra parentesi, l’assaggio dell’haggis “alternativo” mi ha suscitato la stessa reazione delle salsicce vegetariane:
Bleah!