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Cucina etnica? No grazie. Dopo l’orgoglio orobico, quello lucchese

Ci risiamo. Dopo lo sventolamento d’orgoglio orobico (ricordate? Niente Kebab a Bergamo alta), l’eco tradizionalista campanilista sbarca in Toscana.
A Lucca, qualche giorno fa, la poco originale (e, diciamocelo, un tantinello gastrorazzista) trovata della giunta comunale: “al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse“.
Tradizione culinaria? Occhei, siamo d’accordo.
Etnie diverse? Orgoglio caucasico-lucchese?
Che poi la decisione comunale, a sviscerarla bene, ha i suoi punti condivisibili.
La minestra al farro, la torta co’ becchi e il castagnaccio ci piacciono, ci piace la loro lucchesità . Ed è giusto, penso, che la giunta supporti l’introduzione negli esercizi ristorativi di almeno un piatto appartenente alla tradizione territoriale.
Ma poi, un po’ come nelle querelle bergamasca, mi sembra ci si perda per strada.
Il richiamo all’etnia, diciamocelo, è non solo infelice, ma anche anacronistica. Son linguaggi che andavano bene ottanta anni fa, quelli. Non nell’era della globalizzazione.
Spiega l’assessore Filippo Candelise, in un’intervista al Corriere della Sera: “i divieti riguardano anche pizze al taglio, Mc Donald’s, fast food, sexy shop.”.
E se dal pizzaiolo del centro storico si vendesse anche castagnaccio?
E se Ronald McDonald lanciasse il McLinchetto?
E se ai sexy shop vendessero mutande aromatizzate al fagiolo fico (sì, al maschile) di Gallicano?
Insomma, voi lettori, che ne pensate?
Credete davvero, come la pidiéllica giunta lucchese, che la salvaguardia e la rivalutazione dei centri storici passino per il campanilismo gastronomico (e non solo)?
O piuttosto basterebbe, come la norma invero sottolinea, che i titolari (sì, possono farlo anche i kebabbari) controllassero che gli avventori non vadano a sedersi “sui gradini di monumenti, in luoghi destinati al culto nei pressi del locale o in luoghi di interesse storico, artistico o aree pubbliche”?
da Fabrizio Gabrielli
Ultimo commento:
di Jura Belli il 01/1/70
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gennaio 28th, 2009 at 15:37
In merito al contenuto affamatorio della presente lettera pubblicata sul vostro spazio web vi comunichiamo che intendiamo adire per vie legali al fine di tutelare il buon nome della torta coi becchi e della zuppa di farro. Vi diffidiamo dal cucinare altri piatti lucchesi senza la dovuta autorizzazione. A tal fine abbiamo costituito una commissione Culinaria di stile etnico con esame del dna del fagiolo e del cinghiale garfagnino.
gennaio 28th, 2009 at 15:46
Reverendissimo Sindaco,
umilmente Le propongo un nome per la suddetta commissione Culinaria: MinCulZup (colFar, ovviamente).
gennaio 28th, 2009 at 17:01
Egregio Sindaco.Affamatorio,via legali,diffidiamo di cucinare piatti lucchesi senza autorizzazione,(PAROLONI)ma secondo lei tutti i cuochi d’Italia che propongono cucina regionale prima di fare una serata devono fare domanda in carta bollata,ai sindaci e governatori delle regioni!!!!!!Complimenti Sindaco.
giugno 15th, 2009 at 22:28
Sono di origine lucchese (San Donato e Pietrasanta) e vivo in Brasile. Se va di moda tutti i cuochi lucchesi sparsi in tutto il mondo dovranno servire amburger, feijoadas o guacamole.
Non sarebbe male, poichè necci e ministre col farro non le sanno neanche fare! Le tradizioni gastronomiche italiane debbono essere difese, ma non con xenofobia. I kebab sono più autentici della cucina italiana che si fa all’estero. Tranne la pizza a San paolo del Brasile, che spesso è buonissima e meglio che a Milano (naturalmente)!.
Voglio la cucina lucchese autentica in Brasile. E voglio la cucina brasiliana autentica a Lucca.