Archivi della categoria ‘Vini’
Un master per Cibo e Vino

Che l’enogastronomia non sia solo una passione o fonte di argomenti per goduriosi palati è cosa nota ma, soprattutto i molti giovani che si avventurano in fantasiosi cicli di studi universitari per improbabili carriere, è probabile che non tutti siano a conoscenza che esiste un Master Universitario dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, ideato dal Prof. Gianni Moriani e coordinato dal Prof. Roberto Stevanato, in Cultura del Cibo e del Vino.Un corso che forte del successo riscosso lo scorso anno, ripartirà anche il prossimo gennaio per formare competenze professionali di livello superiore nella gestione e valorizzazione del patrimonio alimentare e vitivinicolo.
Sede del corso di studio, la cittadina di Valdobbiadene e tutto il territoro che la circonda visto che le lezioni non resteranno confinate in aula, ma si allargheranno ai luoghi della filiera del cibo, movendosi tra aziende agricole, cantine, distillerie, pastifici, caseifici, stabilimenti di torrefazione, ristoranti e caffè.
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da Strami
Tavern, pesce pescato pesce mangiato
Entrare in un ristorante che serve piatti a base di pesce e scoprire che fra le dotazioni della
cucina non c’è alcun tipo di freezer se non quello piccolino per sorbetti e gelati, è certamente il biglietto da visita migliore per sapere che di lì a poco gusterete il meglio del pescato, fresco di giornata.
Se poi riuscite a strappare anche l’informazione di come il titolare, Roberto Veronese, riesce
a reperire la materia prima per i piatti preparati dal suo chef Matteo Cazzin, in cucina con l’aiuto
cuoco Monica Baratella, capirete di aver trovato il ristorante dove le regole del ben mangiare sono dettate dalla qualità delle varietà di pesce catturato nei diversi momenti dell’anno. «Se Savino mi dice che per certi tipi di pesce “no xe stagion”, spiega Roberto, svelando parte del nome dell’ex pescatore di Chioggia, suo fornitore di fiducia, quei pesci ai tavoli del mio ristorante non li troverete». Così pure non troverete “la solita minestra” di un menu sempre uguale, con le solite spigole allevate nelle “piscine” della Grecia, quando va bene, le orate prefabbricate in vasche da ingrasso o altro pesce che prima di arrivare sul piatto, ha fatto il giro del mondo un paio di volte. Non è questo lo stile del ristorante Tavern di Monselice, del suo patron e tanto meno del cuoco Matteo.
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da Strami
Aglianico, aglianico e ancora aglianico a Battipaglia
Parte l’undici novembre la rassegna dedicata al vitigno autoctono tra i più antichi e nobili del Sud: l’Aglianico. L’evento, organizzato da “La Fabbrica dei Sapori…” di Battipaglia, capitanata da Cosimo Mogavero in collaborazione con Luciano Pignataro Wineblog, riunisce per la prima volta più di 50 cantine produttrici di Aglianico provenienti da tutti le zone più vocate. Prima fra tutte la Campania con le cinque zone Irpinia, Taburno e Beneventano, Cilento, Terra di Lavoro e Vesuvio. Altro grande Aglianico del Vulture, dalla Basilicata e quelli di Puglia e Abruzzo. Due giorni di banchi d’assaggio liberi, degustazioni guidate e incontri con oltre 15 enologi che racconteranno la propria esperienza con questo vitigno dalle diverse possibilità espressive in ogni singolo territorio. Tre i laboratori specializzati su prenotazione e a pagamento: uno mercoledì 11 novembre dedicato all’Aglianico del Vulture con una degustazione dedicata alle aziende emergenti del momento, gli altri due a cura di due rappresentative aziende di Campania e Puglia.
Info ulteriori officinegourmet@gmail.com
da Strami
Oggi si stappa: Piedicero
Le uve vengono raccolte seguendo un calendario che da la precedenza agli acini dal sapore vagamente erboso del Merlot, seguono quelli del Carmenere, dalla buccia più consistente che racchiude una polpa dall’animo decisamente più “verde”, per ultimi, quelli di Cabernet Sauvignon, che riportano equilibrio nel sentore di erba, lasciando uscire la complessità odorosa di piccoli frutti rossi.
Fatto questo e pigiate le uve, lasciate a fermentare sulle bucce per una quindicina di giorni, il vino viene passato a fil di legno fino allo scoccare dei dodici mesi, assemblato nel cemento, in ragione di più Cabernet, meno Merlot e ancor meno Carmenere e infine, invasato nei vetri sui quali vien posta l’etichetta di Piedicero.
Con tanto di tappo tecnico che fissa il lungo lavoro e le scelte decise in vigna da agronomo ed enotecnico – Filippo Giannone e Andrea Boaretti – che curano i guyot e i cordoni speronati dell’azienda di Stefano Gris e le passioni di qualche altro amico che con lui, hanno dato il via alla grisswine alle produzioni di bianco, moscato e il rosso i.g.t.
Stappato, quest’ultimo, per queste righe ma anche per dire cosa ne penso a uno degli amici di Gris che ha voluto farmene omaggio qualche giorno fa.
Ebbene, se invece di una bottiglia fossero state due, l’avrei capito meglio…
Nel senso che questo Piedicero si presta ad essere bevuto senza tanti problemi pur viaggiando sui 14 gradi di un alcol ben inglobato nelle morbidezze del cabernet, lasciando decantare le forze boschive del carmenere e pareggiato dall’intermediazione di un merlot che sembra dare il giusto colpo al cerchio e alla botte.
Fatta di legni che per il Piedicero, non danno fastidio e non sopravvanzano su uno spirito genuino che tuttavia non sembra avere quella decisione di terroir che si sente ma non colpisce. O meglio, che a distanza di giorni, fatichi a ripescare nella memoria delle papille; anche rifotografando la bottiglia vuota.
Colpa della cattiva memoria – può essere – o di qualche altro passo ancora da fare verso una maggior decisione caratteriale per un rosso che ne ha la possibilità.
Cosa che sicuramente è stato fatto in questa vendemmia 2009 rispetto all’annata 2006 di cui vi ho dato conto, dandone conto all’amico che è avvisato: atttendo la vendemmia 2009.
Magari, all’apparenza ruffiana della morbidezza di questo vino, al suo contatto con il palato e le papile, è stata dato un attimo di mistero in più, costringendoti a rimestare la lingua per capire cos’è quel quid che non riesci a identificare ma ti colpisce e ne fai memoria.
Per ripescarlo, nei file delle sensazioni, e continuare a cercarlo. anche a bottiglia ormai vuota.
da Strami
Florence Wine Event nelle piazze fiorentine
Sono sei le piazze fiorentine dove nel prossimo weekend, a iniziare dalle 15 di venerdì, si potrà passeggiare e degustare il vino dei toscani ma anche di altre regioni, lungo un itinerario che mette insieme aziende vitivinicole e i loro vini con la suggestione di luoghi come piazza Della Passera, piazza Pitti, piazza Santo Spirito, piazza Demidoff, piazza Santa Felicita e piazza Santa Maria Soprano.
Un centinaio le aziende …in piazza, o almeno così promettono gli organizzatori, ognuna delle quali presenterà due vini, uno base e uno di maggior pregio, che potranno essere assaggiati dopo essere passati presso i glass point e aver acquistato il kit degustazione che comprende la drink card, con 12 assaggi (6 ‘base’ e 6 ‘riserva’), il calice con il logo dell’evento, la tracolla porta bicchiere e il catalogo della manifestazione.
Il tutto per 10 euro che dati i vini in degustazone, può anche essere un buon affare oltre che una buona opportunità per trascorrere un fine settimana quasi da fiorentini e non come i soliti turisti del mordi e fuggi che, per loro sfortuna, non riescono a “perdersi” al di fuori dei soliti itinerari.
A proposito, nella foto, una serata in piazza della Passera dove c’è anche la Trattoria 4 Leoni, dove non si mangia per niente male. Ricordo un peposo che se lo fanno ancora come qualche tempo fa, è da provare,
da Strami
Benvenuta Vendemmia
Invito da non perdere quello proposto dal Movimento Turismo del Vino per il mese di settembre che chiama a raccolta gli enoturisti per trascorrere in vigna una domenica di settembre.
Diversa a seconda delle regioni ma ognuna di esse più che indicata per scoprire il momento più importante per la produzione vinicola: la vendemmia.
Operazione che pur non ancora ultimata si presenta come felicemente produttiva ( + 5% rispetto allo scorso anno) e, sempre in tema di previsioni, anche di ottima qualità per quanto riguarda il risultato finale.
Irrinunciabile e deliziosa gioia del palato che sotto ogni veste, sia rossa che bianca, rosata o passita, frizzante o moscata, nasconde fatica, impegno, dedizione e duro lavoro di chi ne è l’artefice e di mestiere, fa il vitivinicoltore.
Una vera e propria arte tanto antica quanto lo è il nostro paese che non a caso, era stato definito dai greci come Enotria o terra del vino, seppur nei limiti di quelle regioni meridionali da loro esplorate. esplorate.
Confini abbondantemente superati da sud a nord delle isole e dell’intero stivale come invece oggi insegnano le centinaia di associati al Movimento Turismo del Vino.
I quali, riunitisi in associazione nel 1993, ideando manifestazioni ed eventi qual’è “Benvenuta Vendemmia” si sono dati come obiettivo la promozione della cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione e la conoscenza diretta di ogni singolo vitivinicoltore da parte degli appassionati e dei semplici consumatori .
Ecco perchè “Benvenuta Vendemmia” va segnato in agenda come ottima opportunità da non trascurare per andare a vedere e “sentire” in prima persona, come sarà il vino che finirà nelle bottiglie targate vendemmia 2009; proprio in mezzo alle vigne e nelle cantine delle aziende associate.
Per la cronaca, ad aprire le danze il 13 settembre saranno Lombardia e Veneto mentre Puglia, Lazio e Piemonte e altre ancora seguiranno nelle domeniche successive.
Cliccando qui, tutte le indicazioni e altre informazioni
da Strami
Barbera d’Asti e del Monferrato a Cocconato
Chiamata anche “La Riviera del Monferrato” per il suo particolare microclima e l’assenza di nebbie, l’area geografica su cui si erge Cocconato d’Asti è zona dalla vocazione agri-vitivinicola che ben si accompagna alle specialità tipiche alimentari quali la famosa robiola, il “Cocconatino”, i tomini, il burro e lo stracchino.
Non mancano poi i piatti a base di carne bovine ed avicole, i salumi, gli ortaggi e naturalmente, in stagione, il profumato tartufo bianco.
Insomma, una meta per un weekend enogastronomico di livello più che soddisfacente ( molti i buoni ristoranti in zona ) che potrebbe coincidere proprio con il prossimo 5 e 6 settembre quando a Cocconato d’Asti si danno appuntamento gli estimatori della Barbera, grazie a Go Wine con il suo Cocco…Wine.
Manifestazione ormai consolidata dai successi degli anni passati che offre la possibilità di gustare i vini e i prodotti i tipici delle aziende di Cocconato e del Monferrato in un borgo che diventa un vero e proprio tempietto per buongustai e palati fini.
Non solo degustazioni guidate dedicate alla Barbera d`Asti di Cocconato, ma anche due “Isole del Vino”, che proporranno anche un’attenta selezione di altri vini non meno piacevoli di altre regioni, tutti da scoprire o riscoprire con l’aiuto degli organizzatori di Go Wine.
Infine per gli innamorati della barbera, vino che per decenni ha dominato sulle tavole di mezza italia acnhe se chi lo beveva non lo sapeva, le cantine “cocconatesi” apriranno le loro porte dalle 10 alle 13 di domenica per assaggi e degustazioni.
Borgo da segnare in agenda dunque, tanto più se ci aggiungiamo una piccante curiosità, e qui voglio far contenti gli amici di Lipsblog, parrebbe che secondo antiche leggende, a Cocconato d’Asti sia attribuile una sorta di magnetismo erotico in grado di contagiare chi passa per queste colline…
Altre informazioni le trovate qui
da Strami
Ultimo commento:
di Strami il 01/1/70
“I Giorni del Lacryma Christi” a Ottaviano
Falanghina, Catalanesca, Coda di Volpe o Caprettone, Piedirosso, Sciascinoso ed Aglianico sono questi i secolari vitigni che da disciplinare danno vita a uno dei più famosi vini campani che anche quest’anno sarà onorato e celebrato all’ombra del Vesuvio durante ” I Giorni del Lacryma Christi” .
Fortunata manifestazione promossa dalla “Strada del Vino Vesuvio e dei Prodotti Tipici Vesuviani” in collaborazione con Luciano Pignataro Wine Blog che animerà la cittadina di Ottaviano trasfornandola in un percorso del gusto che parte da via Palazzo del Principe e si snoda fino al Castello Mediceo : cuore della manifestazione, che inizia l’undici settembre e culmina domenica 13 con la premiazione del Concorso Enologico, fra degustazioni, dibattiti e convegni.
Insomma una tre giorni vesuviana organizzata per porre l’accento su una produzione di Lacryma Christi del Vesuvio, nelle sue varietà bianco, rosso, rosato doc e spumante, sempre più degna di attenzione e per dare il giusto riconoscimento ai 60 produttori della Strada del Vino Vesuvio che da quest’anno hanno deciso di gemellarsi con altri due territori vulcanici italiani non meno importanti: il distretto del Soave in Veneto e l’areale dell’ Etna in Sicilia.
A seguire, inoltre, visite guidate ed escursioni per scoprire le bellezze e i sapori delle “terre nere” del comprensorio vesuviano e del parco nazionale con gli immancabili e non meno rappresentativi prodotti tipici di questa terra che merita un weekend.
da Strami
OrienteOccidente, danza cultura e Slow Food
Oltre ad ospitare nei propri teatri e nelle piazze la densa programmazione del festival Oriente Occidente che dedica l’edizione 2009 a “La danza vista dall’Artico”, Rovereto apre il proprio centro storico pure all’appuntamento fra cultura e agro-alimentare, Terre.
Evento che farà conoscere le produzioni di eccellenza trentine legate al progetto dei presidi Slow Food e delle comunità del cibo che fanno parte della rete di Terra Madre, fondendo insieme le due sezioni che danno vita a Terre : “Le vie dell’arca del gusto Trentino”, in programma il 4, 5, 11 e 12 settembre e il “Bistrò del Mondo” , dal 3 al 13 settembre.
Una decina di giorni a cavallo dei primi due fine settimana settembrini da segnare in agenda per conoscere non solo conoscere i produttori trentini che aderiscono alla filosofia Slow Food ma anche i vini biologici e biodinamici, i cibi e i prodotti legati alla biosostenibilità ambientale e, non ultime, le minoranze etniche che da sempre vivono nel Trentino ovvero quella ladina, mochena e cimbra.
Nel Magic Mirror invece, struttura collocato nel centro storico di Rovereto, il “Bistrò del Mondo” propone pietanze e cibi di ben sedici comunità etniche straniere che hanno fatto del Trentino la loro patria di adozione.
Il tutto non dimenticando il fitto calendario di appuntamenti con il mondo della danza e delle culture dei due mondi che 29 anni fa hanno dato vita al festival ORIENTEOCCIDENTE… ora anche Slow Food.
Ulteriori informazioni cliccando qui
da Strami
French 75, cocktail da guerra
Quando fu inventato durante la prima guerra mondiale, uno degli ingredienti originari del French 75 era il cognac ma con l’andare dei tempi, il morbido distillato fu sostituito dal gin che lo rese ancora più secco e preciso proprio come l’arma dell’artiglieria francese da 75 millimetri da cui prese il nome.
Il French 75 non è difficile da preparare e ancora meno difficile da bere data la decisione del succo di limone mescolato con la forza del gin, l’aggiunta delle bollicine dello champagne, o di ottimo prosecco per contenere il costo, e la morbidezza dello sciroppo di zucchero semplice.
Per le dosi :
1 oz di gin ( circa 30 millilitri o tre cucchiai ), 1/2 ounce di succo di limone (un’oncia vale 28,3 grammi ma per semplicità 1 cucchiaio e mezzo di succo andrà bene) 4/ 5 ounce di champagne (circa 120 millilitri ) e 1/4 oz di sciroppo (circa 7 millilitri pari a un cucchiaino ).
Per lo sciroppo : mettere 1/2 tazza di zucchero e 1 / 2 tazza di acqua in una piccola casseruola messa su fuoco medio e mescolare fino a quando lo zucchero si scioglie. Raggiunta l’ebollizione, ridurre il calore a medio-basso e fare andare per 5 minuti per poi lasciare raffredare lo sciroppo che, una volta fatto si usa tutte le volte che i cocktail lo richiedono… fino a finirlo.
Inutile dire che tutti gli ingredienti prima di “armare” il vostro French 75 vanno ben raffredati per vincere la guerra…contro il caldo di questi giorni.
da Strami






