Archivi della categoria ‘Dov'eravamo’
Tavern, pesce pescato pesce mangiato
Entrare in un ristorante che serve piatti a base di pesce e scoprire che fra le dotazioni della
cucina non c’è alcun tipo di freezer se non quello piccolino per sorbetti e gelati, è certamente il biglietto da visita migliore per sapere che di lì a poco gusterete il meglio del pescato, fresco di giornata.
Se poi riuscite a strappare anche l’informazione di come il titolare, Roberto Veronese, riesce
a reperire la materia prima per i piatti preparati dal suo chef Matteo Cazzin, in cucina con l’aiuto
cuoco Monica Baratella, capirete di aver trovato il ristorante dove le regole del ben mangiare sono dettate dalla qualità delle varietà di pesce catturato nei diversi momenti dell’anno. «Se Savino mi dice che per certi tipi di pesce “no xe stagion”, spiega Roberto, svelando parte del nome dell’ex pescatore di Chioggia, suo fornitore di fiducia, quei pesci ai tavoli del mio ristorante non li troverete». Così pure non troverete “la solita minestra” di un menu sempre uguale, con le solite spigole allevate nelle “piscine” della Grecia, quando va bene, le orate prefabbricate in vasche da ingrasso o altro pesce che prima di arrivare sul piatto, ha fatto il giro del mondo un paio di volte. Non è questo lo stile del ristorante Tavern di Monselice, del suo patron e tanto meno del cuoco Matteo.
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da Strami
A caccia di tartufi senesi con il treno a vapore

Di di San Giovanni d’Asso e della Locanda del Castello vi avevamo già parlato qualche tempo fa ma visto che nel prossimo weekend del 15 novembre riaprono i battenti della mostra del tartufo bianco raccolto nel territorio delle Crete Senesi, giunta alla sua XXIV° edizione, rieccovi qualche riga di promemoria.
Anche perchè oltre alla ghiotta occasione per gustare il nobile tubero, c’è la possibilità di trascorrere una giornata davvero diversa grazie ad una sbuffante locomotiva d’epoca che trainerà i suoi vagoni lungo gli splendidi paesaggi di quest’angolo di Toscana partendo dalla stazione di Grossetto per arrivare alla stazione di San Giovanni d’Asso.
Per gli orari e programmi per la sbuffata ferroviaria cliccate qui mentre cliccando qua trovate tutte le altre informazioni per un weekend nelle Crete Senesi davvero da gran gourmet
da Strami
Trifola all’ultimo minuto
Se ai colori del Rosso Fiorentino ci volete aggiungere i profumi del tartufo, domami domenica 8 novembre, fate ancora in tempo a farvi un giretto a Città di Castello. Le emozioni artistiche del grande Giovanni Battista di Jacopo di Gasparre, le trovate nel museo del Duomo, profumi e sapori del Tuber Magnatum Pico ovvero tartufo bianco o trifola, lungo tutta la cittadina umbra che si trasforma in uno scrigno prezioso di questo tubero.
Amato e odiato a seconda delle papille di ognuno ma che resta indiscutibilmente uno dei più ricercati frutti del …sottoterra, soprattutto quello di queste parti.
Forte di un profumo acuto, inconfondibile e assoluto, della grandezza e forma, che deve essere la più regolare e arrotondata possibile, il sapore ineguagliabile, che si esprime al meglio servito crudo senza bisogno di salse e condimenti.
Inutile dire che oltre al tartufo, nei numerosi stand presenti lungo il centro del borgo, vengono esposti altri prodotti del bosco come funghi, castagne, miele, marmellate con frutti di bosco, olio, vino, formaggi e le mitiche norcinerie umbre. Il tutto degustabile o, con qualche euro in tasca, acquistabilissimo; visto che la Mostra Mercato, giunta alla sua XXX edizione , fra i suoi scopi, ha proprio quallo di porsi come punto di riferimento ineguagliabile per portarsi a casa un pezzo di Umbria.
O meglio, quel che cresce sotto la sua terra: la trifola.
Qui il programma della
mostra
da Strami
Hostaria Da Poggi, magnar da venexian
Può capitare di essere a Venezia e trovarsi a chiedersi dove pranzare senza entrare in uno dei tanti locali buoni per turisti che magari amano il rischio di conti salati o in locali che ormai hanno perduto quell’identità tipica delle vecchie trattorie veneziane o dei “bacari”, che proponevano le più esemplari specialità di una cucina fatta di cose semplici che sanno diventare raffinate non appena se ne comprende il valore.
Piatti a base di quei prodotti dell’entroterra lagunare e di pesci non blasonati ma non per questo di poco valore: sardoni, anguelle (acquadelle), masanete (piccoli granchi di laguna), folpetti e capesante caorline, e altro ancora che, insieme alle specialità della terra, fegato alla veneziana, risotto coe secole (piccoli pezzetti di carne che rimanevano attaccate alle ossa dopo la spolpatura di tagli nobili), pasta e fasioi col museto (cotechino) e non ultimo il baccalà alla veneziana e mantecato.
Insomma, delizie gastronomiche di un tempo passato che torneranno con tutta la forza dei loro sapori sulle tavole di un locale che, in quel di Cannaregio sarà il locale per chi, a Venezia, vuole mangiare come si è sempre mangiato a Venezia.
Prima del mordi e fuggi dei milioni di “foresti” che assediano ogni giorno la Serenissima, tanto da renderla più simile a una Veneland che a quella città che è ancora fra i ricordi di molti.
Ai fuochi della Hosteria da Poggi, questo il nome del ristorante che dal 4 novembre sarà un punto de stea, come dicono in laguna, Stefano Aldreghetti e tutta la sua perizia per una rinnovata versione di questo locale veneziano che risponderà alla domanda del dove si va a mangiare nella città dei Dogi, senza entrare nell’anonimato di un locale senza personalità.Per trovarlo, nel cuore di Venezia, basta che vi segnate Cannaregio, 2103 Rio terà della Maddalena, a 100 metri dal casinò.
Comunque qui c’è una mappa oppure, l’home page dell’Hosteria Da Poggi.
p.s
Nota interessante: Hosteria Da Poggi fa parte dei ristoranti, non moltissimi in verità, dove anche gli intolleranti al glutine possono star tranquilli, basta avvisare lo chef
da Strami
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di Strami il 01/1/70
deGustibooks per tutti, a Firenze
Rassegna dedicata alle passioni della buona tavola e delle buone letture, ha aperto ieri, a Firenze, deGustibooks . Nato da un’idea di Aida e della rivista Gola gioconda, deGustiBooks, che si avvale della consulenza artistica di Leonardo Romanelli, deGustibooks arriva al suo terzo appuntamento con il pubblico di appassionati lettori e buongustai ma anche con un mucchio di amici che cogliendo l’attimo, presentano le loro fatiche letterarie in tema di cibo, vino, tradizioni, usanze, tpicità, storie…
Insomma quanto di meglio si possa far passare per il cervello prima che per lo stomaco che in ogni caso non viene tascurato grazie anche all’intervento dello chef Marco Stabile e il suo staff che, dalle 18 alle 20, si cimentano nella reinterpretazione di alcuni piatti tipici fiorentini effettuando sia una dimostrazione in diretta che un assaggio del piatto cucinato, il tutto abbinato a buon vino.
Ma tornando all’intelletto, fra le tante firme anche quella di una vecchia conoscenza di Peperosso che risponde al nome di Michele Marziani che sarà di scena sabato 17 alle 16,00 insieme a Marco Salzotto per presentare il libro Sovversivi del gusto (quello uscito lo scorso anno e il secondo volume che sarà in libreria a dicembre).
Altra graziosa firma, quella di Stefania Aphel Barzini, domenica con il suo L’Ingrediente Perduto, ma anche la firma di Marino Niola, Stanislao Liberatore o di Simon Majumdar.
Non ultime infine le presenze meno letterarie ma non per questo meno degne di nota di veri e propri top della cucina come Filippo La Mantia, Italo Bassi, Andrea Gori, Arturo Dori, Sergio Maria Teutonico, Maurizio di Mario, Velia de Angelis che danno vita a Food Show: sezione del deGustibooks per lezioni di alta cucina in diretta.
Insomma, una quattro giorni che fino a domenica sera ne ha per tutti i ….deGgustibooks, compreso l’atteso “Come diventare sommelier in 50 minuti” di sabato alle 21.30; spettacolo semiserio sui vizi, le curiosità, e i tic degli appassionati del nettare di Bacco, condotto da Leonardo Romanelli.
Maggiori informazioni le trovate qui
da Strami
Viaggio ghiottone tra i frutti dimenticati
Carni di Mora romagnola, agnellone, castrato, bovina Romagnola, formaggio di fossa, magari accompagnato dal Savor, Squacquerone , Raveggiolo, piadine, Sangiovese di Romagna, Albanana o Trebbiano per inaffiare il tutto, sono parte delle squisite tipicità della comunità montana, con “capitale” Casola Valsenio, che si possono scoprire girovagando tra l’alta valle del Senio, del Sintria e del Lamone.
Magari iniziando il tour proprio dal centro di Casola diventata famosa per essere la cittadina delle erbe medicinali e aromatiche ma anche per la “Festa dei Frutti Dimenticati” mentre qui alcune curiosità pubblicate su Blogeko.
da Strami
El Tabaro di Valmaron, casari e malgari dal 1867

I profumi non posso farveli sentire ma se anche voi arriverete fin su nella malga dei Dalla Palma e vi farete accompagnare all’interno del piccolo deposito, sul retro dello spaccio della malga Stazio 1° Lotto Valmaron con l’annesso agriturismo “El Tabaro”, potrete respirarli fin quasi ad assaporare i sapori stessi dei formaggi da cui scaturiscono.
Con loro, i sentori di erbe di montagna, di erba cipollina, di noci e di tutti gli altri ingredienti con i quali Andrea Dalla Palma si diverte a preparare tutte le sue caciotelle dopo aver dato forma all’Asiago dop, al burro di malga e a freschissime ricotte.
Che, tant’è la differenza, se confrontate con quelle comprate in pianura, fanno venire dei dubbi sul nome stesso che la produzione industriale dà alla ricotta: nemmeno una briciola di somiglianza.
Qui, i 1300 metri di dislivello dalla pianura e la bontà del latte appena munto dalla vacche che pascolano beatamente fra gli alpeggi, fanno davvero la differenza e si sente tutta.
Soprattutto quando, accompagnati dall’arietta sottilmente frizzante e dopo ave visto come si lavora il latte e le cose buone che se ne ricavano, ci si siede ai tavoli davanti alla casetta della malga.
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da Strami
Griglie Roventi 4, un barbeque mondiale

Per rigore di cronaca, al termine di una gara sarebbe giusto citare i vincitori saliti sul podio ma per Griglie Roventi, fortunata manifestazione che richiama centinaia di appassionati di barbeque per una sfida all’ultimo sangue davanti ai bracieri, sarebbe più giusto elencare ogni singolo partecipante.
Tanto è il loro entusiasmo, la voglia di divertirsi, la spontaneità, l’allegria mescolata a goliardiche trovate per stupire i giurati e la voglia non comune di non prendersi sul serio; pur sapendo, che alla fine della prova, ci saranno dei vincitori.
Giudicati da un team di giudici, tre per ogni 10 postazioni, che hanno l’arduo compito di assaggiare e valutare le costate cucinante alla griglia da 260 “cuochi” divisi in 130 coppie.
da Strami
In Carinzia, per far niente
Probabilmente chi ha deciso di chiamarlo Kurzentrum pensava di mirare a un target di clienti ben preciso, fatto di persone piene di acciacchi e pure di una certa età.
In realtà il Kurzentrum di Bad Bleiberg, in terra di Carinzia a due passi da Villach, è un albergo che va benissimo anche per chi vuole buttare il telefonino alle ortiche e trascorrere qualche giorno di assoluto relax.
Certo, volendo si può disporre di un sacco di trattamenti termali per rimettere in moto articolazioni grippate e ossa scricchiolanti, visto che il piccolo paese di Badbleiberg è noto per le sue acque e cure termali, ma volendo limitarsi all’arte del riposo in mezzo a monti verdissimi e possenti montagne piene di laghi cristallini, è un posto da prendere in esame.
Tanto più che la cucina che abbiamo provato, anche se contraddistinta da tre diversi menu classificati per quantità di calorie che danno davvero l’idea di essere in un centro di cura ( Kurzentrum ), vale la pena.
Non ci sono carbonare, lasagne alla bolognese o abbacchio a scottadito ma i piatti della Carinzia ci sono tutti.
da Strami
Venezia da gustare: la notte del Redentore
Per la notte più famosa della Serenissima, voluta e mantenuta per secoli a testimonianza della fede dei veneziani per il Cristo Redentore che liberò la città dalla terribile peste del 1576, non c’è spazio che si affacci sullo scenario dello specchio d’acqua fra piazza S. Marco e la Giudecca che non sia preso d’assalto. Compreso lo stesso spazio acqueo che per la notte dei fuochi, si popola di qualsiasi cosa in grado di galleggiare e diventa un tutt’uno con le palafitte su cui poggia Venezia.
Spettaccolo unico che può risultare ancora più affascinante, e anche un po’ meno caotico, ammirandolo dall’isola della Certosa.
Dove, già che ci siete, dalle cucine del ristorante Certosino, potrete gustarvi anche i piatti più rappresentativi della venezianità gastronomica.
Che, come vuole la tradizione, vanno messi in tavola proprio la sera del Redentore : “Bovoleti”, “Sarde in saor”, “Sepoine” “Anara” e fresca anguria.
Servita con corroborante cioccolato, per rimanere in vigile attesa dello straordinario spettacolo pirotecnico di mezzanotte. Introdotto solo nel 1978 per dare ancora più forza a questa antichissima festa veneziana. Tutta da gustare ache per chi… veneziano non è.
da Strami
Ultimo commento:
di Shuffle sheriff il 01/1/70






