Posts Taggati come ‘bardolino’
Prosit di fine anno con il Monte Saline
Dopo i controlli sul pesce fatti in questi giorni di previgilia, nelle ultime ore di questo 2008, le pescherie dovrebbero vendere solo pesce freschissimo o comunque conservato come si conviene.
Per cui, chi ha scelto il pesce come tema per il cenone dell’ultimo dell’anno, ne approffitti.
Branzini, orate, rombi, dentici, rane pescatrici, anguille, scampi, gamberi e gamberoni, astici e aragoste, mazzancolle, pesce spada, ricciole, scorfani, gallinelle, razze, spatole, polipi, piovre, canoce, ricci e tartufi di mare, ostriche capesante, vongole …
Insomma quel che più aggrada visto che tutto dovrebbe essere sicuro.
Il dovrebbe è sempre d’obbligo, come ha fatto intendere pure Luca Zaia, ma non per il vino per accompagnare i vostri pesci:
un brut da uve chardonnay di vigne coltivate sulla sponda orientale e nord orientale del Garda.
Un italianissimo spumante che non ha bisogno di verbi al condizionale, fatto bene e nelle vere zone da bardolino e da chiaretto, delle quali vi ho già detto parlando de “Le Fraghe”, che risponde al nome di Brut Monte Saline.
da Strami
Angelo Peretti e il Bardolino
E’ quasi un mese che Angelo Peretti, di fatto, ha dato un nuovo corso al suo Bardoc. Non più un “locale” aperto tutti i giorni con giorni di chiusura limitati ai soli periodi di riposo, molto pochi visto il suo continuo riferici via web di quel che accadeva nel mondo del vino e del bardolino, ma un blog aperto, come dice lui stesso, per dire – di tanto in tanto – la mia su alcune questioni bardoliniste. Per esprimere opinioni personali. Perché, vivaddio, le mie idee son mie.
A così annunciata intermittenza, si sostituisce la nuova sfida di dare il suo aiuto al neonato foglio elettronico del consorzio tutela del Bardolino, oltre a tutte le altre che già lo impegnano dove serve l’autorevole penna di appassionato cronista del buon vino e del buon mangiare.
Che dire, se non di augurare altrettanto successo ma ricordargli anche la promessa nel continuare le sue righe su Bardoc e non farcene sentire la mancanza?
Con l’occasione, un augurio di buon anno e un prosit di cuore. Magari con un calice di Chiaretto o un felicissimo spumante, Monte Saline, di cui vi darò conto. Ispirato proprio da un pezzo di Peretti.
da Strami
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di Community.wineataly.it Blogs — Blog — BarDoc su PepeRosso 2.0 il 01/1/70
Un tappo sbagliato per il Bandaròs
Parlando del bianco Ronco di Masiero, bene, perchè così era giusto dire, vi avevo anticipato che prima o poi avrei detto qualcosa anche di qualche rosso della stessa cantina.
Per cui, visto che un acquazzone ha fatto scendere la temperatura di qualche attimo e per il mio rognoncino di vitello, ad un bianco fresco e rinfrescato, è preferibile un rosso a temperatua ambiente, avevo scelto un Bandaròs 2005 Torre Rosazza
da Strami
Quelli che il vino sa di tappo, che fine faranno?
Durante l’eperimento nella cantina di Matilde Poggi, come dice Alessandro Peretti nel suo bardoc, una delle riflessioni della platea di esperti, invitati per sentire le differenze fra una metà di Chiaretto bloccato in bottiglie con tappi di sughero e, l’altra metà , con tappi a vite, è stata “…e i sommeliers cosa annuseranno? Sapranno ancora individuare l’odore di tappo passando sotto il naso uno stelvin invece che un sughero? Che fine farà una delle prove per ottenere l’ambito tastevin che prevede, appunto, la perfetta esecuzione della sblocattura?”
da Strami
Moscal, locanda fuori dalla frenesia autostradale
Passando sull’autostrada che porta ai monti del trentino e dell’alto Adige o che da li scende in pianura, Affi è un cartello che indica un’uscita autostradale che spesso scivola via oppure viene scelta per i centri commerciali della zona. In realtà , e gli amanti del buon vivere e del bere meglio lo sanno bene, uscire dall’autostrada ad Affi, significa entrare nelle terre del Bardolino con la B maiuscola. Quella terra, per intenderci, tanto cara alll’autorevole Angelo Peretti e ai molti altri giornalisti enogastronomi che, prima di parlare di vino, hanno preso l’uscita autostradale di Affi.
da Strami
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di amos il 01/1/70
Mi chiamo Amos e lavoro per la Linklift - compagnia di Berlino che si occupa di spazi pub...
Oggi si stappa : RO’DON
Come non esaudire i desideri di Chiara che gradirebbe del rosè per “illuminare” i suoi già “chiarissimi” filetti di cernia? Pronti, e non solo con del rosato ma proprio con una bottiglia che aggiunge toni rosa a toni rosa. Settantacinque centilitri di Ròdon – bardolino chiaretto DOC – prodotti e messi in bottiglia da una signora che ha deciso, secondo me riuscendovi, di salire i molti gradini della lunga scala che porta al top. Da uve corvine e rondinella, vi mando al link per i dettagli tecnici, il Ròdon di Matilde Poggi ha un colore che ricorda i petali di quelle rose che non vedete in fioreria: tenue ma non slavato. Un po’ come il suo profumo, esuberante ma non villano. Una nota di amabile eleganza che trovate nel gusto e nelle morbidezze del sapore. Pronto, quest’ultimo, a ricordarvi con i suoi 12 gradi che il rosa, in questo caso, è colore molto più forte di quel che si crede. La chiosa sul costo in euro? In cantina, vale un dito in più di quelle di una mano.
da Strami






