Posts Taggati come ‘chianti’
L’alternativa al solito agriturismo toscano

Se vi è andato male anche l’ennesimo tentativo di trovare un posticino libero per il week end di Pasqua, magari fra le dolci colline del chianti, e vi state chiedendo se la crisi non sia che un’invenzione dei soliti pessimisti, può essere che le righe che seguono soddisfino entarmbe le domande.
Visto che, a Villa Olmi, potete atterrare con l’elicottero direttamente sul grande prato verde davanti al’hotel o , se vi manca ancora l’ultimo euro per comprarvelo, potete sempre arrivarci con la vostra auto dopo aver lasciato l’autostrada, uscita Firenze sud, direzione Bagno a Ripoli, e li, trovare una camera per un paio di notti.
da Strami
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di L’alternativa al solito agriturismo toscano | PepeRosso.info » Agriturismi-Italiani.com il 01/1/70
Territori DiVini per noi, terroir per i francesi
Se la stonatura dovuta allo spessore dei bicchieri aveva aperto le danze in quel di Rufìna, alla degustazione dei vini riuniti sotto la bandiera Territori Di Vini, la stecca è venuta dal caldo, quasi opprimente, dell’hotel scelto per il riposo di molti dei giornalisti e degli ospiti invitati nella cittadina ampezzana per un evento da raccontare.
A partire ancora dai bicchieri ma questa volta di una sottigliezza quasi impalpabile e di un’eleganza talmente fine da dare ancora più lustro, anche dove non serviva, ai vini presentati.
da Strami
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di Un altro Vinitaly « Deep37.com il 01/1/70
Riserva Bucerchiale: chianti senza mezzi termini
Si potrà dire che alle lodi fin qui attribuite alla riserva Vigneto Bucerchiale io ne aggiungerei un altra?
E si potrà dire che concordo con la guida DUEMILA VINI 2009, che a questo chianti ha assegnato 5 grappoli?
Se non si può dire, scusate, io intanto l’ho detto perché in un mondo di vini moderni, forse troppo, la riserva Bucerchiale della fattoria Selvapiana è un rosso che nonostante la giovane età , visto che la bottiglia stappata è appena un 2004, sprigiona profumi e sapori d’altri tempi.
Forse eccessivo nei tannini, sostengono alcuni, dall’ingresso troppo austero, dicono altri, ma non per questo, dico io, incapace di lasciare al palato una sensazione di morbida persistenza quale risultato di un’eleganza dalle note aristocratiche.
I profumi, poi, sono riconoscibilissimi anche all’assaggiatore meno pratico e immediatamente identificabili nei sentori di frutto maturo, tabacco, spezie e qui mi fermo. Non tanto perché non se ne possano aggiungere altri più fantasiosi ma perché sarà più piacevole farlo con il vostro naso.
Resta da dire che se siete in vena di esplorazioni, suggerirei di reperire anche qualche annata più datata come un 2001: profumi più esalanti e gusto ancora più maturo. Caratteristica, quest’ultima, che denota l’innata inclinazione di questo sangiovese della Rùfina, a fronteggiare l’incedere del tempo senza timori. Una riserva, per chi ama il chianti senza mezzi termini.
da Strami
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di Paulo Queiroz il 01/1/70
Dreolino, profumi e sapori senza enciclopedia
Avete idea di quanti siano i profumi che un bravo winewriter riesce a tirar fuori da un bicchiere di vino e quali no ?
Sono talmente tanti e tali che bene ha fatto chi si è preso la briga di radunarli addirittura in famiglie. Ovvero raggruppando il finocchio o la tremetina, per esempio, fra gli aromatici-balsamici. Iris, biancospino, tiglio e altri, invece, nella famiglia dei floreali. E dopo i fiori, i futtati : albicocca, ananas, banana, ciliegia prugna e ancora quelli della frutta secca e confettura: fico secco, mandorla, nocciola, noce, cocco, prugna secca, uva sultanina, confettura, frutta cotta…
E fin qui non siamo neanche a mezza strada, visto che poi c’è la famiglia dei vegetali e degli erbacei con erba, felce, fieno tagliato, limoncello, foglia di pomodoro, salvia, foglie morte, mallo di noce e via via per passare all’altro gruppo definito minerale. Profumi riconducibili al territorio di provenienza del vino, al suolo e alle specificità dei vitigni presenti.
da Strami
Chianti e peposo: l’alta Toscana è servita.

Da un recentissimo viaggetto in Toscana, per degustare alcune annate di chianti Rufina delle quali vi darò conto, forse fra le note del taccuino, potrebbero interessarvi anche quelle scritte per memorizzare un piatto dell’Impruneta. Località delle colline intorno a Firenze diventata famosa sia per le antiche fornmaci sia per il tipico peposo che, da invenzione cucinaria degli uomini che lavoravano alla cottura delle pietre ai tempi del Brunelleschi, è diventata una delle più genuine espressioni delle tavole toscane.
Un piatto popolare che a seconda delle zone e dei paesi, presenta alcune varianti, come l’aggiunta di pomodoro o carote e altri ortaggi, ma comunque caratterizzato dalla lunga cottura della carne adoperata, dal pepe, dal vino e dalle erbe aromatiche.
Fra i molti modi e senza voler far torto a nessuno, la ricetta che ho trascritto nel blocco, che può andar bene per sei persone, è questa :
da Strami
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di tg1945 il 01/1/70
specialmente quando è freddo già in fase di degu...






