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Barbera d’Asti e del Monferrato a Cocconato

cocconatookChiamata anche “La Riviera del Monferrato” per il suo particolare microclima e l’assenza di nebbie, l’area geografica su cui si erge Cocconato d’Asti è zona dalla vocazione agri-vitivinicola che ben si accompagna alle specialità tipiche alimentari quali la famosa robiola, il “Cocconatino”, i tomini, il burro e lo stracchino.
Non mancano poi i piatti a base di carne bovine ed avicole, i salumi, gli ortaggi e naturalmente, in stagione, il profumato tartufo bianco.

Insomma, una meta per un weekend enogastronomico di livello più che soddisfacente ( molti i buoni ristoranti in zona ) che potrebbe coincidere proprio con il prossimo 5 e 6 settembre quando a Cocconato d’Asti si danno appuntamento gli estimatori della Barbera, grazie a Go Wine con il suo Cocco…Wine.
Manifestazione ormai consolidata dai successi degli anni passati che offre la possibilità di gustare i vini e i prodotti i tipici delle aziende di Cocconato e del Monferrato in un borgo che diventa un vero e proprio tempietto per buongustai e palati fini.
Non solo degustazioni guidate dedicate alla Barbera d`Asti di Cocconato, ma anche due “Isole del Vino”, che proporranno anche un’attenta selezione di altri vini non meno piacevoli di altre regioni, tutti da scoprire o riscoprire con l’aiuto degli organizzatori di Go Wine.
Infine per gli innamorati della barbera, vino che per decenni ha dominato sulle tavole di mezza italia acnhe se chi lo beveva non lo sapeva, le cantine “cocconatesi” apriranno le loro porte dalle 10 alle 13 di domenica per assaggi e degustazioni.

Borgo da segnare in agenda dunque, tanto più se ci aggiungiamo una piccante curiosità, e qui voglio far contenti gli amici di Lipsblog, parrebbe che secondo antiche leggende, a Cocconato d’Asti sia attribuile una sorta di magnetismo erotico in grado di contagiare chi passa per queste colline…

Altre informazioni le trovate qui

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set  09
3
alle 05:35
da Strami

Ultimo commento:

di Strami il 01/1/70

E perchè dovresti spezzarti e non piegarti sempre che il tuo commento discenda dalla dotta ling...

Vini

Prosit di fine anno con il Monte Saline

Dopo i controlli sul pesce fatti in questi giorni di previgilia, nelle ultime ore di questo 2008, le pescherie dovrebbero vendere solo pesce freschissimo o comunque conservato come si conviene.
Per cui, chi ha scelto il pesce come tema per il cenone dell’ultimo dell’anno, ne approffitti.
Branzini, orate, rombi, dentici, rane pescatrici, anguille, scampi, gamberi e gamberoni, astici e aragoste, mazzancolle, pesce spada, ricciole, scorfani, gallinelle, razze, spatole, polipi, piovre, canoce, ricci e tartufi di mare, ostriche capesante, vongole …
Insomma quel che più aggrada visto che tutto dovrebbe essere sicuro.

Il dovrebbe è sempre d’obbligo, come ha fatto intendere pure Luca Zaia, ma non per il vino per accompagnare i vostri pesci:
un brut da uve chardonnay di vigne coltivate sulla sponda orientale e nord orientale del Garda.

Un italianissimo spumante che non ha bisogno di verbi al condizionale, fatto bene e nelle vere zone da bardolino e da chiaretto, delle quali vi ho già detto parlando de “Le Fraghe”, che risponde al nome di Brut Monte Saline.

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dic  08
31
alle 02:41
da Strami

Vini

Un tappo sbagliato per il Bandaròs

Parlando del bianco Ronco di Masiero, bene, perchè così era giusto dire, vi avevo anticipato che prima o poi avrei detto qualcosa anche di qualche rosso della stessa cantina.
Per cui, visto che un acquazzone ha fatto scendere la temperatura di qualche attimo e per il mio rognoncino di vitello, ad un bianco fresco e rinfrescato, è preferibile un rosso a temperatua ambiente, avevo scelto un Bandaròs 2005 Torre Rosazza

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ago  08
24
alle 07:53
da Strami

Che si dice?

Quelli che il vino sa di tappo, che fine faranno?

Durante l’eperimento nella cantina di Matilde Poggi, come dice Alessandro Peretti nel suo bardoc, una delle riflessioni della platea di esperti, invitati per sentire le differenze fra una metà di Chiaretto bloccato in bottiglie con tappi di sughero e, l’altra metà, con tappi a vite, è stata “…e i sommeliers cosa annuseranno? Sapranno ancora individuare l’odore di tappo passando sotto il naso uno stelvin invece che un sughero? Che fine farà una delle prove per ottenere l’ambito tastevin che prevede, appunto, la perfetta esecuzione della sblocattura?”

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lug  08
12
alle 07:29
da Strami